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Le norme che obbligano il giudice a punire con il carcere la diffamazione a mezzo della stampa o della radiotelevisione sono incostituzionali perché contrastano con la libertà di manifestazione del pensiero. La minaccia del carcere può produrre l'effetto di dissuadere i giornalisti dall'esercizio della loro cruciale funzione di controllo dell'operato dei pubblici poteri. Lo scrive la Consulta nella sentenza in cui ha pocciato la legge.