A sinistra Daniele Rezza, a destra Manuel Mastropasqua © Da video
La Corte d'Assise d'appello di Milano ha confermato la condanna a 27 anni di reclusione per Daniele Rezza, il 21enne che l'11 ottobre del 2024 a Rozzano, nel Milanese, ha accoltellato e ucciso Manuel Mastrapasqua, 31enne che stava tornando a casa dal lavoro, per portargli via un paio di cuffie wireless da 14 euro, quando era appena sceso da un tram. I giudici hanno riconosciuto le accuse di omicidio volontario aggravato dalla minorata difesa, con attenuanti generiche equivalenti, e di rapina aggravata. La Corte ha soltanto escluso l'aggravante dei futili motivi.
La ricostruzione del delitto
Quella notte Mastrapasqua stava tornando a casa dopo un turno di lavoro in un supermercato di via Farini, a Milano, quando, sceso dal tram a Rozzano, venne aggredito da Rezza e ucciso con una coltellata vicino al cuore. "Quando l'ho visto volevo prendergli tutto: soldi, cellulare, qualsiasi cosa potessi rivendere", mise a verbale Rezza dopo l'arresto, il 13 ottobre 2024. Il padre del ragazzo gettò le cuffie che il figlio gli diede e lo accompagnò alla stazione di Pieve Emanuele, nel Milanese. Da là Rezza prese un treno per Pavia e un autobus per Alessandria, dove venne bloccato.
La riapertura del processo
I giudici avevano accolto l'istanza difensiva di una perizia psichiatrica sul giovane imputato. Perizia che, però, ha stabilito la sua piena capacità di intendere e di volere al momento dei fatti. Le "alterazioni della regolazione delle emozioni e un'aggressività reattiva, oltreché proattiva", si legge nella perizia della psichiatra Mara Bertini, "possono considerarsi clinicamente significative, ma "non si integrano nella nozione giuridica di infermità mentale".
Il commento del fratello di Mastrapasqua
Michael Mastrapasqua, il fratello di Manuel, dopo la lettura della sentenza, ha affermato che lui, la madre e gli altri familiari sono "soddisfatti" perché "la pena non è stata abbassata", come invece aveva chiesto la difesa, e ha ribadito che "non ci sarà il nostro consenso alla giustizia riparativa". Il legale della famiglia Mastrapasqua ha aggiunto che l'imputato "è indifferente al dolore che ha provocato, è la nostra sensazione. Ha bisogno di un percorso rieducativo: ha tanti anni a disposizione che potrebbe sfruttare per prendere coscienza" di quello che ha commesso.
