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Coronavirus, a Tgcom24 una volontaria dell'ospedale di Bergamo: "La solitudine dei pazienti è straziante"

Irene Galassi ha 30 anni e opera per la Croce Rossa Italiana al Giovanni XXIII, nella città tra le più colpite per morti e contagi di Covid-19. Candidatasi via sms, tre giorni dopo era già sul campo

L'infermiera Irene Galassi risponde a Tgcom24 dopo aver smontato dalla notte. Con le sue parole, ci porta dritti in corsia, all'ospedale Giovanni XXIII di Bergamo: "Sono assegnata a un reparto di degenza aperto per Covid-19: è una sub intensiva dove tutti i pazienti hanno bisogno di ossigeno, da quello a bassi flussi ai Cpap, i caschi che ormai tutti conoscono e che evitano che il polmone collassi. Ce ne sono tra i 100 e i 150 attivi ogni giorno". Irene è una volontaria della Croce Rossa Italiana, ha 30 anni e si è candidata via sms per dare aiuto nell'emergenza in corso: tre giorni dopo era sul campo. "La solitudine dei pazienti è straziante", confessa.

"La cosa che mi colpisce - ripete la volontaria a Tgcom24 -  è la solitudine dei pazienti. Uno dei primi giorni in cui ero in turno, una signora ha risposto al cellulare ma non aveva fiato per parlare. Ci ho provato io e mi è arrivato soltanto il pianto doloroso della figlia dall'altro lato".

 

Si dice che la professione medica guardi alla patologia, quella infermieristica alla persona che ha la patologia. "Ecco, in questo momento, diamo anche supporto psicologico - spiega l'infermiera. - Io mi siedo sul loro letto, stringo la loro mano e parlo con coloro che riescono. Non importa quanto, importa esserci. C' è chi racconta dei figli, chi parla della moglie con cui non dorme insieme da anni".

 

Le domandiamo se non abbia paura: "Non siamo immuni né tantomeno ci sentiamo super eroi, facciamo solo il nostro lavoro. Anche se, solo ora se ne accorgono tutti. Spero che serva almeno a ripensare sanità e servizi, maltrattati nel tempo".
 

Dopo quattro anni in Inghilterra tra Chirurgia e Pronto Soccorso e 10 mesi in Sudan, la 30enne è rientrata in Italia da poco. "Ho studiato a Roma ma le occasioni di crescita me le sono dovute andare a cercare all'estero - racconta a Tgcom24. - Perché se fosse stato per l'Italia, non sarei la professionista che sono. Oggi mi metto comunque a servizio del mio Paese".
 

Salutiamo: Irene ha bisogno di riposare. Lo fa in un letto singolo di una stanza d'albergo. Vitto e alloggio sono pagati dalla Croce Rossa, i dispositivi di sicurezza sono forniti dall'azienda sanitaria. Nessun rimborso aggiuntivo per lo sforzo. Quello è offerto. Quello è volontariato.

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