Gli inquirenti analizzeranno i coltelli che il croato aveva con sé al momento dell'arresto e, soprattutto, una goccia di sangue rinvenuta sulle sue scarpe
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Dovrà restare in carcere Marin Jelenic. Il 36enne croato, fermato per l'omicidio del capotreno Alessandro Ambrosio è, secondo il gip di Bologna, un soggetto per il quale è necessario applicare esigenze cautelari concrete che dipendono dalla sua pericolosità, dal rischio di recidiva, dal pericolo di fuga e dai gravi indizi di colpevolezza a suo carico.
Il gip di Bologna, Alberto Ziroldi, ha firmato una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere per Jelenic. L'uomo è accusato dell'omicidio aggravato del capotreno Alessandro Ambrosio. Il 34enne è stato ucciso il 5 gennaio scorso nel vialetto che dal piazzale Ovest della stazione della cittadina porta al parcheggio dei dipendenti. Il croato è stato arrestato 24 ore dopo la morte dell'uomo, a Desenzano del Garda. Inizialmente detenuto nel carcere di Brescia, è stato poi trasferito alla Casa Circondariale di Bologna.
Attualmente il movente che avrebbe portato il croato a uccidere il capotreno resta sconosciuto. È anche per questo motivo che, secondo il giudice, il 36enne deve necessariamente restare in carcere. Se non c'è stata una vera e propria causa a scatenare la furia omicida dell'uomo, quest'ultimo potrebbe colpire ancora, gratuitamente.
Marin Jelenic si trovava sul territorio nazionale italiano da sette anni, dal 2019. Nel 2025 è arrivata la prima condanna a due anni con pensa sospesa per porto abusivo di armi, tentato furto, resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale. Fermato, e denunciato, successivamente per detenzione di lame e coltelli. Dal 23 dicembre del 2025 aveva ricevuto dal prefetto di Milano un ordine di allontanamento dal Paese, mai rispettato.
Gli uomini della Squadra Mobile stanno indagando per cercare di capire se Jelenic conoscesse la vittima e se, nel caso, nutrisse nei suoi confronti del rancore. Gli inquirenti procederanno, inoltre, ad analizzare i coltelli che il croato aveva con sè al momento dell'arresto ma, soprattutto, la lama rivenuta vicino al luogo dell'omicidio. La polizia Scientifica esaminerà anche gli abiti che il 36enne aveva indosso al momento del fermo. Su una scarpa, in particolare, era stata isolata una macchia di sangue che, secondo chi indaga, potrebbe appartenere alla vittima. Previsto per i prossimi giorni anche l'interrogatorio dell'uomo, assistito dall'avvocata Luisella Savoldi, da parte del pubblico ministero Martorelli.