UCCISI "PERCHé VOLEVANO ESSERE PAGATI"

Braccianti arsi vivi, uno dei killer all'amico: "Gli ho dato fuoco io..." | E lui va dai carabinieri

Ali Raza, uno dei due fermati per la strage di Amendolara, avrebbe confessato tutto a un conoscente. Che ha allertato le forze dell'ordine. A contribuire in modo decisivo all'arresto anche un militare fuori servizio

06 Giu 2026 - 08:21
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Usciva insieme ad altri braccianti dai campi di Amendolara, in provincia di Cosenza, sotto il sole cocente dell'1 giugno, quando lo hanno avvisato: "Sono morti quattro pachistani", quelli con cui lui aveva condiviso ore di lavoro fino a poco prima. L'uomo ha preso il telefono e ha chiamato un suo caro amico, Ali Raza, che ha ammesso candidamente: "Sì, la macchina in cui sono morti è mia. Le ho dato fuoco per ammazzarli quando erano dentro". È da queste parole, e dalla successiva segnalazione ai carabinieri fatta dall'amico, che è scattata l'indagine che ha portato in manette lo stesso Ali Raza e il complice Safeer Ahmed, che avrebbero ucciso bruciandoli vivi quattro braccianti extra-comunitari per "questioni contrattuali".

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La denuncia del bracciante contro l'amico

 Come riporta il Corriere della Sera, tutto parte, appunto, dalla denuncia del bracciante. Secondo quanto scrive il Corriere della Sera, l'ammissione di Ali Raza all'amico sarebbe stata limpida: "La macchina è mia, le ho dato fuoco per ammazzare chi c'era dentro. Hanno avuto una discussione con mio fratello e un altro, li hanno aggrediti...".

Il presunto movente della strage

 Secondo quanto emerso, prima dell'omicidio c'è stata una lite: Safeer Ahmed, quando viene fermato, ha infatti il volto tumefatto. Ma secondo il racconto dell'unico superstite della strage, sarebbe semplicemente stato un tentativo dei braccianti di ribellarsi ai caporali. La lite era scattata per una questione di "diritti dei lavoratori".

Secondo gli inquirenti, le vittime erano ingabbiate all'interno di un sistema di vera e propria schiavitù. Stando a quanto emerso, Ali Raza e Safeer Ahmed gestivano alloggiotrasporti, retribuzioni e lasciavano loro pochi euro. La richiesta sarebbe culminata nelle fiamme, nel rogo dell'auto, nelle portiere tenute chiuse a mano per sincerarsi che i cinque braccianti all'interno non avessero scampo.

Il carabiniere fuori servizio

 A contribuire in maniera decisiva all'arresto dei due presunti caporali anche un carabiniere fuori servizio. Nei minuti precedenti alla strage avrebbe infatti intercettato l'auto, poi carbonizzata, mentre viaggiava sulle strade del Cosentino. Ad attirare la sua attenzione una serie di stranezze, tra cui il fatto che dai finestrini dell'auto venissero lanciati sacchetti della spazzatura. Raggiunta la vettura al benzinaio della morte, il militare ha redarguito l'autista: "Così rischia un incidente". Ali Raza, che si trovava alla guida, avrebbe annuito. Ma in quei momenti il carabiniere lo ha visto in volto, riconoscendolo poi ore dopo come uno dei presunti killer.

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