Braccianti bruciati vivi a Cosenza, il Procuratore: "Caporalato e guerra per il controllo dei campi le piste"
"Ho apprezzato, e tutti dobbiamo farlo, l'ennesima pronta risposta dello Stato. Lo dobbiamo soprattutto alla gente del Sud", ha detto
18.00 COSENZA, CARBONIZZATI SRV © Da video
"È stato un episodio di gravità inaudita sia per oggettività, 4 morti, che per le modalità". A dirlo il procuratore della Repubblica di Castrovillari Alessandro D'Alessio nell'incontro con i giornalisti in Questura a Cosenza sulla strage dei braccianti di Amendolara. "L'episodio è stato ricostruito in maniera compiuta in pochissime ore, quasi un arresto in flagranza. Indagini ci hanno consentito di raccogliere, con tutte le cautele del caso, gli indizi di reato. Ho apprezzato, e tutti dobbiamo farlo, l'ennesima pronta risposta dello Stato. Lo dobbiamo soprattutto alla gente del Sud".
"Movente e contesto al momento non ha un carattere di forza perché stiamo lavorando da 48 ore", spiega il procuratore. "Quando succede un episodio del genere - ha aggiunto - il primo obiettivo è dare un'identità agli indiziati per raggiungere poi un livello di gravità indiziaria tale che ci porti a costruire il quadro probatorio. Ovviamente non potremmo dare tutti gli elementi. Si parte da una formulazione di ipotesi poi la bravura sta nel rigore di indagare. È una storia nella quale ho apprezzato l'elevata professionalità della Squadra mobile di Cosenza per la difficoltà, anche del territorio, e la prontezza con la quale è intervenuta. Non c'è stato un contrasto operativo tra le forze di polizia intervenute. Tutti hanno lavorato per raggiungere lo stesso obiettivo".
Il magistrato non ha risposto poi alle domande dei giornalisti: "Se non rispondiamo - ha detto - è soltanto per il rispetto della legge e di efficacia dell'indagine perché va avanti con serietà, spirito di squadra e rigore perché ragioniamo su quello che possiamo dimostrare".
Le opposizioni in Senato: "Serve un'informativa urgente dal governo"
Un' informativa urgente del governo, dei ministri Matteo Piantedosi, Francesco Lollobrigida e Maria Elvira Calderone sul tema del caporalato dopo quanto avvenuto in Calabria, una vicenda "aberrante". A chiederla, nell'aula del Senato, le opposizioni: M5S, Pd, Avs e Iv. La vicepresidente Licia Ronzulli (Fi) ha invitato l'assemblea a osservare un minuto di silenzio. "Da parte della politica ci deve essere una chiara presa di responsabilità" perché "in questi anni la politica è stata anche complice con una serie di politiche sulla migrazione che ha reso questi soggetti invisibili. Stiamo parlando di lavoratori bruciati vivi", ha detto la Cinque Stelle Concetta Damante.
"La 'piaga' del caporalato è "denunciata da anni, in queste ore il sindacato calabrese ha ricordato che in alcune aree della Calabria il caporalato potrebbe interessare fino al 30% dei lavori agricoli - ha affermato il senatore dem Nicola Irto - è un problema strutturale che non può essere trascurato". Occorre "intervenire sulle cause" perché la vicenda "richiama il lavoro povero, la fragilità sociale e l'aumento delle diseguaglianze".
