Dal 2007 per eleggere il Pontefice "è necessaria la maggioranza dei 2/3 dei cardinali"
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Benedetto XVI nel 2007 ha ripristinato la norma tradizionale sulla maggioranza richiesta nell'elezione del Papa. Per eleggere il nuovo Pontefice servirà la maggioranza dei due terzi degli elettori al Conclave, indipendentemente dal numero degli scrutini. "Secondo tale norme - si legge in una nota - perché il Papa possa considerarsi validamente eletto, è sempre necessaria la maggioranza dei 2/3 dei cardinali".
Fino ad allora per l'elezione del Papa era necessaria la maggioranza qualificata (due/terzi) dei voti espressi da tutti i cardinali, ma, se il Conclave si protraeva per 30 scrutini in dieci giorni, la maggioranza del sacro Collegio poteva decidere di eleggere il nuovo Pontefice a maggioranza semplice (cinquanta per cento dei voti più uno).
Con la nuova norma, voluta personalmente da Benedetto XVI, questa possibilità è stata dunque abolita. In precedenza, con la Costituzione entrata in vigore nel 1996, la "Universi Dominici Gregis", Giovanni Paolo II aveva già eliminato due dei tre metodi tradizionali di voto. Da allora, infatti, non era più possibile la nomina per acclamazione unanime da parte del collegio dei cardinali e l'elezione per compromesso, ovvero la delega della scelta a un gruppo di grandi Elettori (composto da 9 a 15 cardinali).
Con la "Romano Pontifici eligendo" del 1975, Paolo VI aveva poi stabilito che solo l'unanimità del cardinali riuniti nel Conclave poteva decidere di passare alla votazione per maggioranza semplice. Papa Montini, inoltre, fissò a 120 il numero massimo dei cardinali elettori e, con il motu proprio Ingravescentem Aetatem, stabilì che al compimento dell'80 anno di età i cardinali perdessero il diritto di voto, ma non quello di essere eletti.