Anguillara, il figlio di Federica Torzullo ascoltato dai pm sul papà violento
Un'audizione protetta che mira a ricostruire, attraverso le parole del minore, i rapporti tra Claudio Carlomagno e la moglie
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Il figlio di Federica Torzullo, la donna uccisa a coltellate dal marito Claudio Carlomagno, è stato ascoltato dai pm di Civitavecchia nel pomeriggio di mercoledì 4 febbraio. Un'audizione protetta, alla presenza del suo curatore speciale, del tutore legale e di uno psicologo, durante la quale il bambino - che ha dieci anni - ha potuto parlare dei rapporti tra i suoi genitori.
C'erano tensioni in casa?
Il colloquio tra i pm e il figlio della coppia mira a ricostruire il rapporto tra marito e moglie che, va ricordato, si stavano separando. Gli inquirenti vogliono capire, soprattutto, se il minore abbia percepito dissapori e tensioni all'interno delle mura domestiche e, soprattutto, se questi disagi familiari siano stati particolarmente evidenti durante la serata dell'otto gennaio scorso. In quell'occasione il bambino ha cenato per l'ultima volta con i suoi genitori all'interno della villetta di famiglia ad Anguillara Sabazia, prima di essere accompagnato dal padre a dormire dai nonni materni e prima che l'uomo gli portasse via per sempre la sua mamma.
Carlomagno: "Temevo che Federica mi togliesse il bambino"
Claudio Carlomagno ha dichiarato fin dal primo momento, dopo la confessione dell'omicidio della moglie, di aver ucciso Federica perché temeva che gli avrebbe tolto il bambino, o quantomeno la quotidianità padre-figlio che per lui era, a quanto dice, essenziale. Una routine, quella di Carlomagno e suo figlio, che sarebbe stata stravolta dal fatto che il ragazzino sarebbe rimasto ad abitare nella casa di famiglia e gli ormai ex coniugi si sarebbero alternati per stare al suo fianco senza strapparlo alle sue abitudini. Saranno ora le parole del bambino, confidate ai pm, a far luce su che marito, e padre, era Claudio Carlomagno.
Le mosse dei legali di Carlomagno
La difesa del reo confesso punterà sul movente indicato dal killer: la paura di perdere il figlio. I legali si muoveranno, quasi sicuramente, su questo terreno in modo tale da far decadere la contestazione del nuovo reato di femminicidio - punito con l'ergastolo - puntando all'omicidio. Quest'ultimo, in presenza di una sola aggravante, il vincolo parentale, gli eviterebbe la condanna all'ergastolo. La ricostruzione su "chi era papà" deposta dal bambino della coppia ai pm laziali potrà, quindi, essere utile anche in sede dibattimentale tra accusa e difesa.
