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Amici degli scafisti e ostili agli italiani, le carte dellʼinchiesta su Iuventa

Dal decreto di sequestro emergono operazioni dʼintesa con i trafficanti e la complicità della guardia costiera libica. Lʼong tedesca farà ricorso. Accertamenti sui pc a bordo.

Prelevavano i migranti dai trafficanti e manifestavano ostilità per la Guardia costiera italiana. Questo emerge dal decreto di sequestro preventivo della Iuventa, disposto dal gip Emanuele Cersosimo. Alcuni membri dell'equipaggio sarebbero coinvolti in queste operazioni, anche se la Ong risulta estranea e non ha "nessuno scopo di lucro". Ma il saluto d'intesa agli scafisti di qualcuno a bordo della Iuventa sarebbe il segnale di contatti preoccupanti.

Ue: "Ci fidiamo delle autorità italiane" - "Sappiamo dell'incidente ma non abbiamo dettagli se sia il risultato del Codice di condotta per le ong o altro. Abbiamo fiducia nelle autorità italiane che stanno gestendo". Così il portavoce della Commissione europea Mina Andreeva sul sequestro di nave Iuventa, dell'ong Jugend Rettet su mandato delle autorità giudiziarie nell'ambito di una inchiesta sul favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

Iuventa, gip: tre episodi "sospetti" Ong-trafficanti

Sono tre gli episodi sui quali indaga la procura di Trapani e per i quali il gip ha disposto il sequestro preventivo della nave Iuventa della Ong tedesca Jugend Rettet. Il procedimento è a carico di ignoti ed il reato ipotizzato è il favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

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L'ong tedesca farà ricorso - "Faremo ricorso contro il sequestro della nave Iuventa". Lo ha annunciato l'avvocato Leonardo Marino, difensore della ong tedesca Jugend Rettet. Il legale ha appena ricevuto le copie degli atti e presto preparerà l'impugnazione. La richiesta di restituzione riguarderà l'imbarcazione, ma anche i documenti e i pc sequestrati. La strategia difensiva della ong sarà stabilita con i vertici dell'associazione umanitaria tedesca. Marino ha avuto il mandato difensivo dal legale rappresentante della Jugend Rettet, Katrin Schmidt.

Responsabilità individuali - Le immagini diffuse dopo le indagini mostrano anche quella scritta offensiva fotografata sulla prua della Iuventa, "Fuck Imrcc" (Italian maritime rescue coordination centre), un chiaro esempio di un atteggiamento poche amichevole verso le autorità italiane. Dall'indagine della Procura di Trapani emerge un quadro allarmante per quanto riguarda alcune persone che lavorano con la Ong Jugend Rettet e complicità con la guardia costiera libica. Alcuni membri dell'equipaggio della Iuventa davano insomma una mano agli scafisti a riportare indietro i gommoni per poi poterli utilizzare nuovamente per i trasbordi, secondo quanto scrive il gip. La responsabilità di tali atti sarebbe comunque individuale: nessun legame tra i trafficanti e la Ong, infatti non è stata contestata l'associazione a delinquere.

"Gli operatori hanno consentito a non meglio individuati soggetti - si legge sul decreto - operanti al confine con le acque territoriali libiche di recuperare 3 imbarcazioni utilizzate dai migranti per la partenza da quelle coste, una delle quali poi certamente riutilizzata il successivo 26 giugno per un nuovo sbarco". E poi c'è una foto con le due barche dei trafficanti legati con una cima dagli uomini della Iuventa.

I contatti con i trafficanti - Proprio le immagini, scattate da un agente infiltrato in un'imbarcazione vicina, sembrano fugare qualsiasi dubbio, come dicono le carte. "Dapprima si incontravano in acque internazionali con trafficanti libici a bordo delle rispettive imbarcazioni, quindi facevano momentaneo ritorno presso la motonave Iuventa (mentre i trafficanti libici si dirigevano nuovamente verso le acque libiche) e, da ultimo, si incontravano nuovamente con i trafficanti libici che questa volta scortavano un'imbracazione con a bordo dei migranti che venivano poi trasbordati sulla motonave Iuventa".

Le persone venivano recuperato, d'accordo con i trafficanti, anche a poco più di un miglio di distanza dalla Libia. E poi ci sono gli scafisti e gli operatori Ong che salutano l'agente che ha catturato le immagini decisive per l'operazione.

Le intercettazioni e la bandiera libica sull'albero - In un'intercettazione un operatore di Save the children dice: "Se tu prendi la roba da loro, c'è una complicità tra te e loro. Lei se li va a prendere, te li porta a te e tu li riporti indietro". E poi, c'è l'episodio del 26 giugno: sull'albero di poppa della nave viene issata la bandiera libica. Con un'altra intercettazione di una donna della Iuventa che dice che non intende consegnare "alla polizia materiale video fotografico relativo ai soccorsi e immagine di soggetti che conducono imbarcazioni di migranti in quanto potrebbero essere arrestati".

Stipendi da 10mila euro - Si arriva poi anche agli stipendi stellari, che emergono dalle intercettazioni dei due operatori di Save the children. "Eh sì - dice uno di loro - cioè uno che va il volontario che si piglia 10mila euro mi sembra...". E ancora: "Tipo quelli là, quelli erano banditi del mare non soccorritori. Hanno fatto più morti loro che loro da soli coi gommoni". Per concludere con il "vero e proprio rendez vous tra operatori Iuventa e presunti scafisti per la consegna di alcuni migranti".

Pc sequestrati - Gli investigatori hanno sequestrato alcuni computer su cui saranno fatti alcuni accertamenti tenici. Saranno esaminati anche tutti gli strumenti a bordo che "raccontano" i movimenti dell'imbarcazione.

Stupore e rabbia sui social - Quasi unanime sui social la condanna per la nave della Jugend Rettet. "Condanno il nostro governo che consente tali abusi", scrive un utente dalla Germania. E altri: "E' una vergogna". C'è chi invita eventuali donatori a fare causa all'Ong per avere indietro i soldi, o accusa l'organizzazione di essere "schiavista", e chi chiede ad Angela Merkel di prendere posizione.

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