Si aggrava di ora in ora il bilancio dell'alluvione lampo che ha travolto il confine tra Nepal e Tibet. Secondo l'emittente Bbc i morti accertati sono almeno 332, oltre 1.300 dispersi, tra i quali circa 500 turisti stranieri. "Quando un temporale assume carattere torrenziale riversa al suolo una quantità di acqua che non è in grado di governare", spiega a "Morning News" il fisico Valerio Rossi Albertini.
Secondo l'esperto, quando si verifica un fenomeno atmosferico noto come fresh flood le strutture di contenimento vengono sottoposte a "forte stress" con possibili cedimenti. Quanto avvenuto nel distretto di Rasuwa sarebbe stato determinato dal distacco di un ghiacciaio su un lago glaciale a seguito di piogge volente e di un terremoto. "L'onda di piena trascina con sè una grande quantità di acqua che travolge tutto quello che incontra e nel suo percorso si carica di fango e detriti", dice Rossi Albertini che poi spiega il fenomeno con dimostrazione pratica e lo confronta al disastro del Vajont che il 9 ottobre 1963 causò circa 2mila morti nel paese di Longarone, in Friuli-Venezia Giulia: "Anche in quel caso ci fu un cedimento non di un ghiacciaio ma di un costone di montagna che cadde all'interno del bacino sollevando un'onda di piena che travolse tutti i villaggi in prossimità".
Sulle presunte responsabilità del cambiamento climatico provocato dall'uomo dietro alla tragedia che nelle scorse ore ha stravolto "il tetto del mondo", Valerio Rossi Albertini afferma: "Il combinato disposto tra piogge torrenziali e sisma ha provocato il cedimento del ghiacciaio ma ancora presto per dire e un singolo evento naturale si sarebbe verificato comunque o dietro c'è lo zampino del cambiamento climatico". Il fisico aggiunge che il surriscaldamento globale "mette sotto stress" i ghiacciai montani che diventano nel tempo più esposti a eventuali disastri naturali.
