IL CASO

Alessandria, sul referto di dimissioni dall'ospedale medico scrive: "Eʼ gay" | E scoppia la bufera

"L’Azienda Ospedaliera è molto dispiaciuta di leggere che un nostro paziente possa essersi sentito 'discriminato' in un percorso di cura che prevede la raccolta di dati anamnestici finalizzati a curare nel miglior modo possibile il paziente. L’anamnesi infatti deve raccogliere tutte le informazioni personali e cliniche utili all’eventuale processo di cura", spiega l'azienda ospedaliera a Tgcom24

13 Lug 2019 - 16:44
 © ansa

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"Lavora come cuoco. Fuma circa 15 sigarette al dì, beve saltuariamente alcolici. Nega allergie. Omosessuale, compagno stabile". E' quanto si legge in una lettera di dimissioni di un paziente pubblicata da La Stampa. Il referto è firmato da medici dell’azienda ospedaliera Santi Antonio e Biagio di Alessandria. Il caso sta facendo molto discutere. "L’Azienda Ospedaliera è molto dispiaciuta di leggere che un nostro paziente possa essersi sentito 'discriminato' in un percorso di cura che prevede la raccolta di dati anamnestici finalizzati a curare nel miglior modo possibile il paziente. L’anamnesi infatti deve raccogliere tutte le informazioni personali e cliniche utili all’eventuale processo di cura. Dispiace che sia stata portata alla ribalta nazionale la Struttura di Malattie Infettive, dove vengono seguiti da anni centinaia di pazienti con vari orientamenti sessuali, senza alcun pregiudizio e senza che con alcuno siano mai evidenziati problemi, anzi il personale della Struttura collabora attivamente con le organizzazioni LGBT della zona con riscontri sempre positivi", ha fatto sapere l'azienda ospedaliera a Tgcom24.

Secondo quanto riporta il quotidiano piemontese, l'uomo si è presentato al pronto soccorso per un forte mal di testa. Poi, dopo una flebo, è stato sottoposto al test dell'Hiv (negativo) e ricoverato nel reparto di Malattie infettive. "Da subito, il medico che mi ha visitato si è posto in una maniera strana. Il mio compagno era in camera con me e ha chiesto a lui direttamente chi fosse. Ha risposto. Gli ha detto non proprio gentilmente di uscire dalla stanza. La prima cosa che poi ha domandato a me è stata: 'Conferma che è il suo fidanzato?'. Penso che a marito e moglie nessuno chiederebbe mai questo tipo di conferma", ha raccontato il paziente a La Stampa.

"Ciò che mi ha più infastidito - ha aggiunto - è stata la lettera di dimissione: alla terza riga è specificato che io sono omosessuale con compagno fisso. Cosa c’entra? Perché lo specifichi? È un dettaglio che posso decidere di tenere riservato, ma che adesso dovrò quantomeno condividere con il mio medico di base. E se lui non lo sapesse? E se io non volessi farlo sapere? Mi chiedo: ci sarà mai una anamnesi con scritto 'eterosessuale con compagno stabile'. L’uomo e il compagno stanno valutando di inviare un reclamo formale all’azienda ospedaliera.

La replica - "Ci dispiace molto se in questo caso il paziente possa essersi sentito discriminato - continua l'azienda - La raccolta di tali dati sensibili rientra solo nel rapporto medico-paziente che è strettamente personale e tutelato dalla riservatezza della cartella clinica e di tutti i documenti in essa contenuti: infatti tutti i medici e il personale hanno il segreto d’ufficio oltre quello professionale. Nel caso specifico, l’informazione è stata concordata tra il medico e il paziente e la lettera di dimissione era riservata e consegnata esclusivamente al soggetto interessato alle cure. L’Azienda è disponibile ad andare incontro alla richiesta del lettore della Stampa con la rettifica del referto, anche se la stessa, come da nostra prassi é stata concordata al momento dell’anamnesi, quando il paziente ha voluto che il redattore sottolineasse alcuni aspetti e ne omettesse altri".

"Lunedì alle 17.30 in direzione generale - conclude - è previsto un incontro con le organizzazioni LGBT per fare chiarezza sulla vicenda rinnovando la nostra volontà di collaborare per offrire il miglior contesto di cura a tutti i cittadini che ci scelgono.

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