Il racconto

"Mi diceva: sei morta", parla la ragazza aggredita dall'indagato per l'omicidio di Aurora Livoli

Una studentessa è stata assalita nel metrò di Milano poco prima della diciannovenne trovata morta in un cortile: "Potevo essere al suo posto"

04 Gen 2026 - 11:42
aurora livoli © Tgcom24

aurora livoli © Tgcom24

"Mi diceva solamente "tu oggi muori, morirai" mentre cercava di trascinarmi in un luogo buio e isolato" è un racconto carico di terrore quello dslla studentessa peruviana di 19 anni aggredita in metropolitana a Milano la sera del 28 dicembre dal connazionale Emilio Gabriel Valdez Velazco, l'uomo sospettato di aver ucciso Aurora Livoli, il cui corpo è stato ritrovato senza vita nel cortile di un condominio di via Paruta la mattina successiva. 

Stava rientrando a casa, l'incubo in metro

 "Ero andata al cinema con degli amici e stavo tornando a casa - spiega a Repubblica - Ho preso la 51 che mi lasciava a Cimiano e avevo già una sensazione strana, come se qualcosa non andasse. Ho cominciato a correre, ma ho perso la metro verso Gessate. Erano circa le 22 quando mi sono seduta sulla banchina ad aspettare e poi sono rimasta sola perché gli altri sono saliti sull'altra metro". In quel momento il cinquantasettenne si avvicina e l'aggredisce alle spalle: "All'improvviso mi ha presa da dietro per il collo stringendomi fortissimo. Non riuscivo a respirare né a parlare".

Le minacce e il tentato omicidio

 "Mi chiedeva di dargli il telefono e i soldi, intimandomi di stare zitta. Ho fatto quello che mi diceva". Ma non era sufficiente perché l'uomo ha poi trascinato con forza la ragazza verso i binari: "Ho fatto forza con i piedi perché ho capito che mi voleva buttare sui binari. Appena mi sono opposta, lui ha cambiato idea: mi ha detto di scendere le scale mentre mi stringeva più forte il collo e mi continuava a dire di stare zitta, che mi avrebbe uccisa".

Arriva il treno e riesce a liberarsi

 "Ho sentito che stava arrivando il metrò e si è accorto anche lui, infatti mi ha messo l'altra mano sulla bocca per non farmi urlare", racconta la ragazza. Nonostante il terrore di quegli interminabili minuti, la studentessa ha trovato la lucidità e la forza di chiedere aiuto: "Ho pensato che se le persone escono e mi sentono urlare, vengono di sicuro. Ho tolto la sua mano dalla mia bocca e ho iniziato a urlare e la gente è venuta. Lui è rimasto sorpreso dalla reazione, l'ho spinto, gli ho tolto il mio telefono e poi lui è salito sulle scale". La giovane chiedeva alle persone di prenderlo, mentre l'aggressore scappava dicendo solamente "è mia moglie".

La mente va ad Aurora

 "Mi dispiace tantissimo per lei. Posso immaginare cosa ha provato, forse le ha fatto la stessa cosa. Ho letto che aveva segni sul collo, ne avevo anche io dopo l'aggressione e sono andata al pronto soccorso. Mi sono messa nei suoi panni perché aveva la mia età e potevo esserci io al suo posto, ma per fortuna è arrivata la metropolitana". Il giorno dopo la denuncia è stata contattata dai carabinieri e ha riconosciuto subito il suo aggressore dalle rughe sul viso e i capelli corti.

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