Malata terminale chiede di rivedere le figlie date in adozione, il tribunale dice no
Respinta l'istanza per un incontro: secondo i giudici il contatto sarebbe dannoso per le ragazze, nonostante le condizioni della donna
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La speranza di poter salutare un'ultima volta le figlie si è infranta davanti al no del tribunale per i minorenni. La protagonista della vicenda è una donna affetta da una malattia terminale che, dopo aver lasciato alle spalle un passato segnato dalla tossicodipendenza e da una situazione di forte degrado familiare, aveva chiesto di poter incontrare le due figlie, oggi adolescenti e adottate da un'altra famiglia. L'istanza puntava a ottenere uno o più incontri protetti, alla presenza dei servizi sociali, del tutore e con il coinvolgimento della famiglia adottiva. I giudici, però, hanno respinto la richiesta. Nell'ordinanza spiegano che "pur prendendo atto umanamente della situazione drammatica in cui versa la madre, non si ritiene opportuno un riavvicinamento con le minori, in quanto risulterebbe pregiudizievole per le stesse".
Una decisione arrivata mentre la donna sostiene di avere ormai ricostruito la propria vita e di essere uscita da tempo dalla dipendenza che aveva contribuito alla perdita delle figlie.
Una vicenda che nasce sette anni fa
La storia, raccontata da "Il Messaggero" comincia nel 2019, quando il Tribunale dispose la sospensione della responsabilità genitoriale nei confronti della coppia e l'allontanamento dei figli, collocati in una casa famiglia. Il provvedimento riguardava anche i fratelli maggiori delle due bambine, oggi prossimi alla maggiore età. Alla base della decisione vennero indicate le gravi difficoltà in cui viveva il nucleo familiare: condizioni abitative precarie, un contesto caratterizzato da forte disagio e il comportamento del padre, descritto come violento e gravato da numerosi precedenti penali. Secondo le relazioni dei servizi sociali, i minori avrebbero assistito a un acceso litigio culminato con un'aggressione dell'uomo nei confronti della madre, circostanza che la donna aveva però ridimensionato parlando di una semplice incomprensione. Gli assistenti sociali riferirono anche che una mattina una delle bambine era stata trovata da sola in strada. Dopo l'allontanamento, i figli si affidarono senza particolari resistenze agli operatori, dimostrando, secondo quanto riportato, di comprendere le ragioni del provvedimento. Le bambine salutarono i genitori senza piangere e si separarono da loro serenamente. Anche la scuola aveva segnalato alcune criticità, tra cui scarsa cura dell'igiene personale e dell'abbigliamento, frequenti ritardi, assenza del materiale scolastico e il fatto che, in diverse occasioni, le piccole arrivassero senza aver fatto colazione o senza merenda.
Il ricorso respinto e la protesta dei legali
Durante la permanenza in comunità furono autorizzati incontri e contatti telefonici con i genitori, che successivamente tentarono di ottenere la revoca del provvedimento sostenendo di avere sempre cercato, nonostante le difficoltà, di garantire ai figli tutto il necessario. Nel ricorso si affermava che i minori "non hanno mai subito privazioni" e che la famiglia poteva contare anche sull'aiuto dei parenti. Il tribunale, tuttavia, confermò le proprie valutazioni, osservando che i genitori continuavano a negare le criticità emerse dalle verifiche e che i figli manifestavano evidenti situazioni di disagio. Da quel procedimento prese avvio l'iter per la dichiarazione dello stato di abbandono e, dopo l'adozione delle due bambine, i genitori chiesero soltanto di poter consultare il fascicolo. Negli ultimi mesi, però, il peggioramento delle condizioni di salute della madre ha portato a una nuova istanza. I suoi avvocati hanno spiegato che alla donna è stato comunicato un quadro clinico terminale e che il suo unico desiderio è rivedere le figlie prima di morire. Dopo il rigetto della richiesta, i legali hanno definito il provvedimento estremamente grave: "Si è scelta la strada più radicale: impedire qualsiasi contatto, perfino davanti alla morte imminente della madre", hanno dichiarato gli avvocati.
