Ecco cosa aspettarsi dallo scenario internazionale: dalle tensioni in Venezuela alla sperata pace in Ucraina, fino ai rischi su Taiwan
di Giuliana Grimaldi© Istockphoto
La Borsa di Milano ha chiuso il 2025 con una performance da record: il Ftse-Mib ha registrato un rialzo del 30%, il migliore dal 2000. Un risultato straordinario che pone interrogativi sulle prospettive per l'anno appena iniziato. Tra stabilità politica, tensioni geopolitiche, intelligenza artificiale e possibili aggregazioni bancarie, abbiamo chiesto al broker Carlo Aloisio di tracciare un bilancio dell'anno passato e delineare gli scenari per il 2026.
"Innanzitutto ci sono stati fattori di base dal punto di vista politico: la stabilità del Paese sui mercati internazionali è stata particolarmente apprezzata", spiega Aloisio. "Il buon andamento della Borsa è sicuramente figlio del buon andamento dei Btp. Lo spread si è praticamente dimezzato rispetto all'inizio del 2025".
Un elemento cruciale è stato il riconoscimento da parte delle agenzie di rating: "Nel corso dell'anno ci sono stati ben due aumenti di rating - in particolare per l'agenzia Moody's, che è stata una delle più severe negli ultimi vent'anni verso il nostro Paese, un rialzo di rating non avveniva dal 2002. Anche Standard & Poor's, Fitch e Dbrs hanno alzato i loro giudizi".
Questo ha avuto un effetto domino sul posizionamento internazionale dell'Italia: "Ci siamo lasciati alle spalle Paesi come Francia, Slovacchia e Lettonia, riportando i nostri titoli di Stato sotto i riflettori degli investitori internazionali. Di conseguenza anche le nostre aziende hanno beneficiato positivamente di questa influenza".
Il settore finanziario e assicurativo ha guidato la corsa. "I settori finanziari hanno trainato l'indice di Piazza Affari già dal 2023-24 e anche nel 2025, dopo essere stati particolarmente colpiti nel periodo tra il 2015 e il 2022 dalle crisi finanziarie post-Lehman e dall'attacco all'euro", ricorda l'analista.
Tra i protagonisti, operazioni di mercato importanti: "Quella tra Mediobanca e Monte dei Paschi, le potenziali aggregazioni tra Unicredit e Bpm. Nel settore assicurativo, la battaglia intorno a Generali e il cambio di governance hanno portato il titolo verso i massimi".
Ma la vera sorpresa è arrivata dal settore della difesa. "Quest'anno è stato l'anno della difesa: quando a giugno la Presidente della Commissione europea von der Leyen ha indicato la possibilità di un programma di riarmo europeo, ha messo sotto i riflettori un settore che, per le questioni legate all'Ucraina e alle battaglie in Medio Oriente, si era già attivato negli ultimi due anni. Titoli come Iveco e Leonardo hanno più che raddoppiato le loro valutazioni".
Anche il settore energetico ha mantenuto performance positive: "Titoli come Eni, Enel, Snam, Saipem e Italgas hanno anche distribuito dividendi estremamente interessanti, in alcuni casi più competitivi dei titoli obbligazionari".
Non tutto è stato rose e fiori, però. "Bisogna ricordare che stiamo commentando un anno estremamente positivo ma che ha avuto anche grandi criticità", sottolinea Aloisio. "Ad aprile tutti i principali investitori si sono spaventati quando l'amministrazione americana ha tirato fuori i dazi, che in prima battuta hanno creato scompiglio sul mercato".
Il settore più colpito è stato l'automotive. "Il titolo Ferrari, nonostante un anno estremamente positivo per il listino, è sotto di circa 100 euro rispetto al valore di chiusura del 2024. Stellantis era intorno ai 13 euro a inizio 2025 e siamo a 9,61 adesso, quindi circa 25% in meno. Se consideriamo che a fine 2024 era a 22-23 euro, il titolo ha perso in un anno e mezzo più del 60%".
La crisi del settore è strutturale: "L'automotive è stato colpito sia dai dazi che dalla riorganizzazione legata alla competizione con la Cina per i veicoli elettrici. Questo potrebbe essere uno dei fattori positivi per il 2026 se l'Unione Europea saprà dare risposte positive alle richieste dei costruttori europei sulla concorrenzialità delle importazioni di veicoli elettrici dalla Cina".
Il ruolo delle banche centrali sarà determinante per il 2026. "La gestione di Powell nell'ultimo trimestre del 2025 è stata in direzione di quello che la presidenza americana chiedeva: abbassare i tassi", spiega Aloisio. "Ci sarà un cambio con una nuova presidenza della Fed che sarà nominata dall'attuale Governo, quindi dovrebbe essere più in linea con le direttive di Washington".
Ma la strada è tutt'altro che semplice: "Bisognerà vedere chi sarà nominato presidente della Fed: se sarà un nome 'market friendly', cioè che piacerà al mercato per la sua professionalità e capacità di indipendenza della Banca centrale rispetto alle politiche del Governo centrale". Sul fronte europeo, la cautela prevale. "Per quanto riguarda la Bce, c'è attenzione all'inflazione che negli ultimi dati di fine anno si è rialzata. Leggendo le minute dell'ultima riunione, all'interno del board c'era chi paventava che nel corso del 2026, potesse esserci anche un piccolo ritocco al rialzo".Il risultato è una sostanziale stabilità attesa: "Il sentiment sembra orientato per una stabilità dei tassi in questa prima fase, su entrambe le sponde tra Europa e Stati Uniti. Il cambio euro-dollaro da alcune settimane ha trovato un certo equilibrio intorno a 1,14-1,16".
Le tensioni internazionali rappresentano forse l'incognita maggiore per il 2026. "Sono scenari potenzialmente molto negativi", avverte l'analista. "L'aspetto negativo che personalmente mi spaventa di più è la questione di Taiwan. Se i movimenti degli Usa in Venezuela potessero essere interpretati dalla Cina come un via libera a intervenire a Taiwan..." Le conseguenze sarebbero devastanti: "I rapporti di Taiwan con il contesto internazionale sono molto più vasti rispetto al Venezuela, con esportazioni di prodotti in tutto il mondo e partnership commerciali con tutto l'Occidente. Questo creerebbe uno scossone non indifferente, non sarebbe un boccone leggero da digerire per i mercati. Abbiamo già visto cosa succede quando si blocca il canale di Suez, figuriamoci cosa potrebbe accadere con Taiwan".
Ma ci sono anche possibili sviluppi positivi: "Si potrebbe trovare uno scenario positivo in una possibile pace tra Ucraina e Russia. Questo sarebbe un bel boost, soprattutto per settori come trasporti ed edilizia-costruzioni, perché c'è un'Ucraina completamente da ricostruire. In caso di pace si dovrebbero cessare le sanzioni e riaprire i rapporti commerciali con la Russia".
Uno dei timori ricorrenti riguarda la possibile bolla dell'intelligenza artificiale. Aloisio è cauto ma non allarmista: "Questa domanda l'abbiamo sentita anche lo scorso anno e non si è verificata. Si sta dimostrando con basi molto più solide rispetto alla bolla internet di fine secolo scorso-inizio secolo".
Il confronto con il passato è illuminante: "Allora si è corso troppo: ogni volta che un'azienda citava la parola 'web' i titoli facevano +200%. Sono nate una miriade di società che non sono più nemmeno nominabili o quotate sui mercati. Non sta succedendo con l'intelligenza artificiale di vedere quella reazione di continue nuove società: è limitato ai grandi big sul mercato che hanno visto le quotazioni salire enormemente".
La conclusione è rassicurante: "Fa parte del mercato, quindi sicuramente prima o poi ci sarà una presa di profitto, ma è un settore in cui - come è stato per internet - una volta passata la fase di criticità, chi rimarrà avrà le basi solide per costruire storie di successo futuro".
Guadando al nuovo anno, Aloisio individua alcune opportunità interessanti. "Considerando che non ci dovrebbero essere ulteriori ribassi significativi sui tassi di interesse, credo che il settore finanziario e assicurativo possa restare competitivo ancora per il discorso delle opportunità legate ad aggregazioni". Le possibili operazioni straordinarie non mancano: "Se ci saranno eventuali nuove fusioni sulla replica di quelle viste lo scorso anno - Montepaschi-Mediobanca - che potrebbero interessare altri gruppi: ancora Bpm-Unicredit, Intesa, Banca Popolare dell'Emilia Romagna, Unipol. Il mercato è sempre portatore di sorprese da questo punto di vista".
Una scommessa interessante potrebbe essere proprio il settore più colpito del 2025: l'automotive. "In un anno in cui l'indice ha toccato i massimi degli ultimi vent'anni, oltre i 46mila punti, i titoli dell'automotive sono notevolmente indietro rispetto all'inizio dell'anno. Non è solo Stellantis: Porsche e Volkswagen sono state colpite, mentre Bmw ha recuperato terreno negli ultimi mesi. Se si prenderà la rotta giusta a livello di nuovi modelli e politiche industriali, potrebbe essere un settore vincente nel 2026, proprio in funzione di quelle che saranno le scelte operate da Bruxelles".
Nonostante le incertezze, l'analista vede segnali positivi nell'economia reale. "L'Italia è sempre un Paese particolarmente strano, ma girando per lavoro - che sia Napoli, Palermo o Milano - faccio fatica a trovare un posto in un ristorante se non prenoto prima. Il turismo si è ripreso in maniera brillante".
Il sentiment generale è cambiato: "La voglia dell'Italia di crescere, di andare avanti, di guardare a un futuro roseo mi sembra che ci sia, a differenza di quanto vedevo nel 2009-2012, anni di molta difficoltà sui consumi. La nostra capacità attrattiva nei confronti dell'estero è tornata a un livello estremamente competitivo e siamo visti con meno negatività rispetto a qualche anno fa". Un dato conferma questa tendenza: "Nel corso del 2025 gli investimenti arrivati dall'estero, non solo sui titoli di Stato ma sulle stesse aziende quotate, sono notevolmente aumentati. Questo non avverrebbe se non ci fosse fiducia nel Paese".
Il 2026 si preannuncia come un anno complesso, in equilibrio tra opportunità e rischi. La stabilità politica italiana e il ritrovato appeal sui mercati internazionali sono basi solide, ma le tensioni geopolitiche e i margini limitati delle banche centrali impongono cautela. Per gli investitori, l'approccio suggerito è quello della selezione attenta: settore finanziario e assicurativo per le aggregazioni in vista, difesa per il trend di riarmo europeo, automotive come scommessa contrarian se Bruxelles saprà dare le risposte giuste alla sfida cinese. E sempre con un occhio attento agli sviluppi geopolitici, dove Taiwan resta l'incognita più pericolosa. Come conclude Aloisio: "Il mercato è sempre portatore di sorprese". E il 2026, dopo un 2025 da incorniciare, potrebbe riservarne molte.