in una mensa di Treviso

Larve nella pasta dei bambini a scuola, il giudice del lavoro reintegra le addette licenziate: "Erano solo 7 in 16 chili"

L'azienda della refezione scolastica aveva accusate le due operatrici alla distribuzione dei pasti di omessa vigilanza. Il tribunale ha anche criticato l'ipotesi di sabotaggio

11 Ott 2026 - 12:14
 © Ansa

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Due dipendenti dell'azienda titolare del servizio di refezione scolastica di Capriate San Gervasio (Bergamo), che lo scorso anno erano state licenziate con l'accusa di omessa vigilanza in seguito al ritrovamento, in un piatto di pasta di rigatoni al sugo, servito alla mensa di una scuola elementare di Roncade (Treviso), di alcune larve di coleottero, sono state reintegrate dal giudice del lavoro di Treviso. Le dipendenti avranno dunque restituita la loro posizione lavorativa oltre a 12 mensilità perdute, contributi e indennizzo per i danni morali. Lo riferiscono la Filcams Cgil di Treviso alla quale una lavoratrice si era rivolta, e lo studio legale Ernesto Fragano, di Treviso, che ha assistito in via autonoma la seconda.

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Le larve nella pasta dei bambini

 Il caso, che risale al 27 febbraio 2025 e che fu portato alla luce attraverso una fotografia diffusa da ignoti su piattaforme social, non fu mai chiarito e l'azienda sollevò l'ipotesi di sabotaggio. A incidere sulla scelta del giudice vi sarebbero sia irregolarità nel metodo, cioè licenziamenti decisi prima della conclusione degli accertamenti, sia una oggettiva difficoltà, da parte delle ricorrenti, di individuare le larve - meno di dieci gli esemplari documentati dai carabinieri del Nas - su un volume di oltre una quindicina di chilogrammi di pasta.

La decisione del giudice del lavoro

 Il tribunale di Treviso "ha ritenuto che alla lavoratrice non fosse esigibile individuare le larve, poiché nella teglia ne erano presenti non più di tre - riepiloga la nota del sindacato citata da Il Gazzettino - e in tutto non più di dieci, molto probabilmente sette, per circa 16 chilogrammi di pasta distribuiti in due teglie. Il giudice ha anche giudicato sensata la reazione della lavoratrice alla prima segnalazione, rilevando che la somministrazione era cessata quasi subito, e ha precisato che l'origine della contaminazione è rimasta ignota".

"Il licenziamento è stato dichiarato illegittimo - hanno spiegato i legali Fragano e Mussato a Il Gazzettino -, annullandolo e condannando l'azienda alla reintegra della lavoratrice e al risarcimento del danno per un massimo di 12 mensilità. La tesi del sabotaggio non è stata nemmeno presa in considerazione perché non vi erano nemmeno i presupposti".

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