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Costa Concordia: dal naufragio alla condanna 4 anni e mezzo di indagini e colpi di scena

La Costa Concordia aveva a bordo 4.229 persone: 3.216 passeggeri e 1.013 membri dellʼequipaggio. Alle 21.44 del 13 gennaio 2012 lʼurto contro gli scogli dellʼIsola del Giglio. Ecco le principali tappe della vicenda

Costa Concordia: dal naufragio alla condanna 4 anni e mezzo di indagini e colpi di scena

Dalla tragica notte dell'"inchino" e del successivo naufragio della Costa Concordia all'isola del Giglio sono passati 4 anni e mezzo. Quella sera il comandante Francesco Schettino ordinò una rotta ravvicinata all'isola e delegò il comando mentre era a cena. Quando Schettino tornò al comando, la nave era sulla rotta sbagliata e solo all'ultimo istante venne tentata un manovra correttiva che però non funzionò. Alle 21.45, l'urto contro gli scogli.

Ecco le principali tappe della vicenda, dal naufragio alla condanna in Appello.

13 gennaio 2012 - La Costa Concordia ha a bordo 4.229 persone: 3.216 passeggeri e 1.013 membri dell'equipaggio. Alle 21 la nave abbandona la rotta usuale e si dirige verso l'isola del Giglio per una manovra di passaggio ravvicinato, il cosiddetto "inchino". Alle 21.44 la Concordia urta il più piccolo degli scogli delle Scole, nei pressi dell'Isola del Giglio. L'urto rallenta bruscamente la nave e dallo squarcio che si apre sullo scafo iniziata a entrare acqua che provoca un black out. 27 minuti dopo l'urto, la capitaneria di porto di Livorno si mette in comunicazione con la Costa Concordia per assicurarsi dello stato dopo che alcuni passeggeri avevano chiamato i carabinieri. Ma l'allarme, da parte del comandante Francesco Schettino, scatta solo alle 22.25. A quell'ora riferisce della falla e dell'allagamento alla Capitaneria di Livorno, chiedendo l'invio di rimorchiatori (richiesta poi reiterata alle 22.40, parlando di necessità urgente di rimorchiatori). La Concordia risulta essere la nave passeggeri di più grosso tonnellaggio mai naufragata. L'incidente causa la morte di 32 persone e numerosi feriti e il parziale affondamento della nave. Il comandante viene fermato e iniziano ad emergere le sue responsabilità. Si apre un'inchiesta guidata dalla procura di Grosseto. Gli ultimi corpi sono stati recuperati solo anni dopo.

17 gennaio 2012 - Dopo il fermo del comandante Francesco Schettino, viene diffuso l'audio di una telefonata che lo incastra: la drammatica conversazione avuta con il capitano della guardia costiera di Livorno, Gregorio Maria De Falco. Di tutta la conversazione resterà nella memoria collettiva quel "Salga a bordo, cazzo", pronunciato da De Falco.

18 gennaio 2012 - Schettino lascia il carcere e torna nel suo paese natale, Meta (in provincia di Napoli), per scontare gli arresti domiciliari disposti dal gip di Grosseto. Gli arresti domiciliari vengono riconfermati anche dal Riesame il 7 febbraio 2012.

3 marzo 2012 - L'inchiesta ha una svolta con l'incidente probatorio e gli accertamenti sulla scatola nera della nave. Oltre agli indagati (ufficiali di bordo e dirigenti Costa, tutti assenti) sono invitati all'udienza le oltre 4.200 persone che erano a bordo. Tra legali e parti si presentano in circa 800, radunati nel teatro trasformato in aula di tribunale.

18 giugno 2012 - Cominciano i lavori di rimozione del relitto, per monitorare i quali viene istituito dal governo un'osservatorio che sostituisce il Comitato tecnico Scientifico e risponderà direttamente allo stesso commissario Gabrielli. Il costo dell'operazione è di circa 300 milioni di dollari.

5 luglio 2012 - A Schettino vengono revocati gli arresti domiciliari. Il provvedimento è disposto dal gip di Grosseto Valeria Montesarchio. L'ex comandante della nave da crociera deve però osservare l'obbligo di dimora nel Comune di Meta.

Settembre 2012 - Viene consegnata la perizia sulla scatola nera: mille pagine e 7 DVD in cui gli esperti hanno trascritto tutto ciò che è avvenuto a bordo della Concordia il 13 gennaio. Emerge che Schettino non si era reso forse conto della situazione di emergenza e che in plancia alcuni ordini furono segnati da errori.

20 luglio 2013 - Arrivano le prime condanne del tribunale di Grosseto: vengono confermati i patteggiamenti per Ciro Ambrosio, Silvia Coronica, Jacob Rusli Bin, Roberto Ferraini e Manrico Giampedroni, accusati di omicidio plurimo colposo e lesioni colpose. Gli ufficiali Ambrosio, vice di Schettino in plancia, e Coronica, e il timoniere indonesiano Rusli Bin, sono accusati anche di naufragio colposo. Ferrarini era il capo dell'unità di crisi della flotta di Costa Crociere: per lui la pena più alta, 34 mesi. Giampedroni, direttore dell'hotel di bordo, due anni e 6 mesi. Gli altri tre imputati sono sotto i due anni. Il comandante Schettino rimane l'unico imputato del processo: anche per lui la difesa ha chiesto il patteggiamento, ma non gli è stato concesso. Dovrà rispondere di omicidio plurimo colposo, lesioni e naufragio colposo, di abbandono nave e di incapaci a bordo.

16-17 settembre 2013 - Partono tra mille difficoltà le operazioni per la rotazione del relitto della Costa Concordia all'isola del Giglio. L'operazione è un grande successo di ingegneria e tecnica.

1 gennaio 2014 - Un sommozzatore spagnolo di 30 anni muore mentre lavora sotto il relitto della Costa Concordia, nelle acque dell'Isola del Giglio. E' la 33esima vittima della nave.

15 luglio 2014 - La Costa Concordia torna a galleggiare. Grazie all'impiego dei rimorchiatori, il relitto viene spostato a est di una trentina di metri, raggiungendo quasi la posizione in cui rimarrà per alcuni giorni, prima di partire per il suo ultimo viaggio, verso il porto di Genova.

27 luglio 2014 - Si conclude l'ormeggio della Costa Concordia lungo la diga Foranea del porto di Genova Voltri-Prà. Sciolta anche l'unità di crisi che si era costituita presso la capitaneria del porto di Genova. Partono le operazioni di smantellamento.

11 febbraio 2015 - Dopo tre anni Francesco Schettino viene condannato a 16 anni di reclusione e a un mese di arresto. L'ex comandante resta però in libertà: gli avvocati fanno ricorso in Appello.

31 maggio 2016 - I giudici della prima sezione penale della Corte d'appello di Firenze confermano quanto disposto in primo grado: 16 anni di reclusione per il comandante. L'accusa aveva chiesto 27 anni e tre mesi di reclusione. La Corte dispone nei confronti di Schettino l'interdizione dai titoli professionali marittimi per cinque anni in relazione al delitto di naufragio colposo, e lo ha condannato al pagamento delle ulteriori spese processuali.

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