Le parole di Paola Pellinghelli

Tommaso Onofri, la madre a 20 anni dal sequestro: "Non perdonerò mai i rapitori"

"Non penso mai a loro, perché per me non esistono", ha aggiunto

02 Mar 2026 - 10:36
 © ansa

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Sono passati vent'anni dal sequestro di Tommaso Onofri, rapito il 2 marzo 2006 dalla sua casa di Casalbaroncolo, frazione di Parma, e ucciso. La madre del piccolo, Paola Pellinghelli, intervistata dalla Gazzetta di Parma, ha detto dei rapitori che "per me loro sono il nulla. Come si può perdonare il nulla? Non è possibile. Non li perdonerò mai. Non penso mai a loro, perché per me non esistono. Penso all'altro mio figlio, Sebastiano, e a Tommaso, naturalmente. Oggi avrebbe quasi 22 anni". 

"Per me Tommaso resterà bambino per sempre"

 Pellinghelli ha spiegato inoltre di non riuscire a immaginare Tommaso "ragazzo, cresciuto, se non quando vedo i ragazzi che vengono all'ufficio postale dove lavoro e mi consegnano la carta d'identità: magari sono nati nel 2004, come Tommaso, li vedo con la barba, e allora mi dico: 'Guarda come potrebbe essere'. Ma, per me, Tommaso resterà bambino per sempre".

La donna ha poi cercato di ripercorrere quella sera del 2 marzo 2006: "Ho dei flash di quello che è successo. Ricordo benissimo che non abbiamo sentito nulla, solo che improvvisamente è venuta a mancare la luce. Paolo (il marito, ndr) ha aperto la porta e l'hanno rispinto dentro. Siamo stati legati, ma per modo di dire, almeno io e Sebastiano. Il tutto sarà durato 5 minuti, o poco più. Io ho chiamato il 113 e Paolo i carabinieri. Sono riuscita a correre fuori quasi subito, ma non ho visto nulla. Ho avuto subito una bruttissima sensazione. Quando sono corsa fuori, subito dopo il rapimento, mi sono detta: 'Ciao Tommy, secondo me, io e te non ci rivedremo qui'. Poi, nelle settimane dopo, ho sempre cercato di scacciare quel pensiero".

Poi, il 1° aprile, la notizia della morte: "Ricordo che eravamo tutti a casa di mia sorella, a Martorano: io ero seduta sul divano, stava partendo un'edizione straordinaria del tg, e a quel punto mia sorella mi ha trascinata in camera. Forse ho urlato, ma ho perso subito i sensi e poi mi hanno fatto una serie di iniezioni".

"Non ho superato nulla. Ma sono ancora qua, con una sorta di tranquillità tutta mia. Ci ho lavorato tanto, ho fatto anche dieci anni di psicoterapia. Dovevo in qualche modo farmene una ragione se volevo andare avanti e crescere l'altro mio figlio. Non so se è una questione di sopravvivenza o qualcosa di più grande, ma ora vedo la vita in modo diverso. Ho imparato a dare il giusto peso alle cose, a distinguere ciò che è importante", ha concluso la donna.

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