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Agrigento, trovato arsenale di armi: un arresto, sospetta guerra di mafia

I carabinieri hanno sequestrato bombe e pistole. In manette è finito un infermiere, la pista porta alla criminalità organizzata

A Favara, in provincia di Agrigento, i carabinieri del comando provinciale hanno sequestrato bombe, kalashnikov e pistole durante un blitz compiuto in due abitazioni. In manette è finito un insospettabile infermiere 50enne di Favara, Amedeo Caruana. Dati i numerosi fatti di sangue avvenuti recentemente nel territorio, gli inquirenti seguono anche la pista che porta alla guerra di mafia.

I carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Agrigento sono arrivati al maxi-sequestro dopo un'intensa attività investigativa sviluppata da alcuni mesi sul territorio. L'operazione, in particolare, è frutto di un attività alla quale si è dato massimo impulso anche in seguito ai recenti fatti di sangue che hanno caratterizzato il territorio del comune favarese. L'ultimo agguato è avvenuto il 23 maggio: l'obiettivo è stato Carmelo Nicotra, ferito a colpi di kalashnikov per una sorta di regolamento di conti tra clan rivali.

Durante le perquisizioni compiute in due abitazioni di proprietà dell'infermiere, durate oltre dodici ore, i militari hanno trovato un ingente quantitativo di armi in ottime condizioni ed in perfetto stato di conservazione: 4 pistole di diverso calibro, 3 mitragliette, 1 moschetto calibro 9, 2 carabine, 1 bomba a mano mod. 35, 1 granata da 40 mm, circa 8000 cartucce di diversi calibri e marche, decine di silenziatori e caricatori per pistole e mitragliette, vari strumenti per l'alterazione delle armi e per la fabbricazione di munizioni, 1 maschera antigas, 1 giubbotto antiproiettile, numerosi accessori per armi.

Inoltre, in una delle due abitazioni, i Carabinieri hanno scoperto un vero e proprio laboratorio finalizzato alla fabbricazione di cartucce ed all'alterazione di armi. Secondo le indagini, la vittima sarebbe vicino a Maurizio Di Stefano, 40enne agrigentino scampato a un agguato a settembre a Liegi. Per questo motivo gli inquirenti non escludono la pista della guerra di mafia che porta a due gruppi che si stanno contrastando per il controllo del traffico della cocaina dal Belgio.

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