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Resistenza, le drammatiche lettere
dei condannati a morte

L'ultimo saluto alle famiglie e ai propri cari di chi ha pagato con la vita l'amore per l'Italia. Ecco alcune testimonianze

- Studenti, operai, partigiani, uomini e donne. Dalle loro ultime lettere di condannati a morte della Resistenza, emerge la vita di persone comuni diventate protagoniste della storia italiana. Hanno pagato con la vita il loro amore verso la Patria. Ecco alcune drammatiche testimonianze e le parole di congedo, tratte dal sito www.storiaxxisecolo.it, inviate alla madri, ai parenti e alle famiglie prima di morire.

Resistenza, le drammatiche lettere dei condannati a morte

Albino Abico

Carissimi, mamma, papà, fratello sorella e compagni tutti, mi trovo senz’altro a breve distanza dall'esecuzione. Mi sento però calmo e muoio sereno e con l’animo tranquillo. Contento di morire per la nostra causa: il comunismo e per la nostra cara e bella Italia. Il sole risplenderà su noi "domani" perché TUTTI riconosceranno che nulla di male abbiamo fatto noi. Voi siate forti come lo sono io e non disperate. Voglio che voi siate fieri ed orgogliosi del vostro Albuni che sempre vi ha voluto bene.

Operaio di 24 anni, nato a Milano il 24 novembre 1919. Arrestato il 28 agosto 1944 grazie a una delazione di un collaborazionista, fu fucilato lo stesso giorno contro il muro di Via Tibaldi 26 a Milano, con Giovanni Aliffi, Bruno Clapiz e Maurizio Del Sale.

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Resistenza
25 aprile