Questione di vita, di libertà, di umanità, di identità: questione di casa
La Spagna è scesa in piazza per Maricarmen, a Firenze si parla solo della 94enne Franca che dovrebbe andarsene dopo 60 anni: due storie che devono spingere ad aiutare tutti, soprattutto i giovani, ad avere un luogo proprio, fondamento di un'esistenza
Cosa rende un posto casa nostra? A quanto pare, passarci 70 anni non è abbastanza, come ci insegna nel modo più triste la storia di Maricarmen Abascal, la donna che il 23 settembre è stata portata via dall’abitazione in cui aveva vissuto per tutto quel tempo. Maricarmen aveva 84 anni e una disabilità del 50%. Dalla casa è uscita su una barella, perché non poteva camminare sulle proprie gambe. A causa del forte stress, è stata ricoverata subito in ospedale, in terapia intensiva. Il 7 ottobre è morta.
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Ma non serve andare fino in Spagna: la storia di una donna di 94 anni che vive da 60 nella propria casa e che da quella stessa casa rischia di essere sfrattata arriva da Firenze. Nel giro di un paio di mesi, l’affitto passerà da 450 a 1200, triplicato. A raccontare la vicenda è la figlia Franca, con parole che rimbombano di incredulità.
Io, di fronte a tutto questo, mi chiedo dove sia finita la nostra umanità e come facciamo a ritrovarla. Credo che a scuotermi così tanto non siano soltanto le vicende personali di queste donne. La crisi abitativa che stiamo vivendo mette in discussione innanzitutto il concetto di casa, quattro lettere che dentro hanno un mondo.
Proviamo a pensarci: dire a una persona “Sei la mia casa” è una dichiarazione d’amore. Essere a casa, sentirsi a casa, significa percepirsi al posto giusto, al sicuro, in un luogo dove nulla ci può succedere. La casa è il posto dove la nostra vita succede. Dove diventiamo grandi, cambiamo, cresciamo, stiamo male e stiamo bene.
Andare via dalla casa in cui siamo cresciuti è uno dei gesti più forti e rivoluzionari che facciamo nella nostra vita. E sono fortemente convinta che esista un tempo per farlo. Sono quei “vent’anni portati così, come si porta un maglione sformato su un paio di jeans” che ha cantato Guccini. Basta ascoltare Eskimo per scoprirne anche il motivo: “Perché a vent’anni è tutto ancora intero, perché a vent’anni è tutto chi lo sa”. Eppure, oggi, vivere da soli è diventato un privilegio che in pochi si possono permettere. Soprattutto a vent’anni.
Sento criticare continuamente le nuove generazioni perché abitano l’adolescenza fino ai trentacinque anni, perché non fanno figli, perché non lavorano abbastanza… E credo che un po’ troppo spesso ci dimentichiamo che quella è la generazione che via di casa non ci può andare. Non che non ci vuole andare. A fare gli adolescenti ci si abitua in fretta, a forza di abitare con i genitori o di trovarsi a trent’anni a condividere un minuscolo appartamento con altri quattro coinquilini.
Avere una casa – e non intendo una casa di proprietà, ma una casa da abitare, anche in affitto – significa essere liberi. Significa riconoscersi e farsi riconoscere come soggetti autonomi, emancipati e indipendenti. Soggetti con un potere d’acquisto che li colloca nella società a cui appartengono, che possono fare delle scelte attive e concrete. Abitare una casa non vuol dire “solo” avere un posto in cui tornare. Dovrebbe essere un diritto fondamentale di ognuno di noi, perché è propedeutico all’essere cittadini del mondo e del luogo in cui si vive, nel senso più politicamente alto del termine.
Se abitare una casa è un privilegio, non stupiamoci che lo sia anche tutto il resto. Non stupiamoci che lo sia fare un abbonamento ai mezzi di trasporto, avere figli, comprare la carne al supermercato, avere un contratto di lavoro, diventare adulti.
Chiara Baldi
Chiara Baldi è nata nel marzo del 1990 a Costigliole d'Asti, un paese tra le Langhe e il Monferrato dove torna ancora oggi per scrivere. Ha pubblicato nel 2023 con Mondadori L'erede della felicità. Attualmente sta lavorando a un nuovo titolo per Rizzoli che vedrà la luce nel maggio del prossimo anno. Svolge attività di scrittura per terzi in ambito narrativo e saggistico ed è autrice televisiva per Mediaset
