Speciale Il delitto di Garlasco
Il pensiero della scrittrice

Rita, Giuseppe e Silvia, solo per Chiara. Con amore e sottovoce

I ricordi e il dolore composto dei genitori, l'empatia e il garbo della Toffanin: l'intervista ai Poggi ci restituisce finalmente la dimensione umana e sentimentale della Garlasco-story

06 Ott 2026 - 14:39
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Non avrei mai pensato di scrivere qualcosa su Garlasco. Mai. Eppure, da quando ho guardato l’intervista che domenica sera a Verissimo Silvia Toffanin ha fatto a Rita Preda e Giuseppe Poggi, genitori della povera Chiara, quella storia me la sento addosso, sotto la pelle. Per la prima volta mi è sembrato che qualcuno volesse restituire a Chiara la sua umanità, rimetterla al centro dei nostri pensieri.

© Ufficio St

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Sono convinta che il confine tra un’inchiesta che riconosce alla vittima giustizia e la pornografia del dolore sia diventato piuttosto labile. Complice l’intrattenimento che, in ogni sua forma – dai podcast alle serie tv, dai libri ai film –, negli ultimi anni ha scoperto il brivido del true crime e non lo lascia più andare. Tutto bene, lo capisco. Se non fosse, appunto, per il fatto che il true crime è… true. Non è spettacolo, non è tensione narrativa. Ma semplice sublimazione del male.

Ecco il motivo per cui dell’intervista mi hanno colpito tanto le prime parole di Rita, che fa riferimento al numero mostruoso di programmi e canali che parlavano “di Chiara… insomma, di questo caso”. Perché è questo che l’omicidio di Chiara Poggi è diventato: un caso. Da risolvere per ridarle giustizia, certo, ma non si può negare che in questo processo a rimanere soddisfatta e appagata è anche la curiosità di chi vuole sapere come è andata, che cosa è successo, chi è stato. Come se fossimo alla fine una partita a Cluedo, e fosse ora di svelare finalmente colpevole, movente e arma del delitto.

Al centro della scena c’è l’inchiesta, con le prove, gli indizi, le false piste, le menzogne, le omissioni, i cambi di scena. Ma Chiara e i suoi occhi blu pieni di vita, in tutto questo, dove sono finiti? Dove sono finiti i suoi genitori, che in mezzo a questa impazzita tormenta mediatica si trovano da diciannove anni? Che raccontano che in estate, prima che il comune vietasse l’accesso nella loro via ai non residenti, dovevano abbassare le tende da sole per ritrovare un po’ di privacy?

I genitori di Chiara non spendono troppe parole sull’inchiesta e sui nuovi sviluppi. Per me, è stata come una doccia fredda, un bagno di realtà capace di ridare essenza all’essenza. Sono pronti ad accettare la verità, qualunque essa sia, nel momento in cui la giustizia arriverà a una sentenza. Non c’è spazio per le congetture, per i “se”. Forse – ma questo lo aggiungo io – tutte quelle domande di spazio se ne sono preso già troppo.

Toffanin conduce l’intervista con un garbo avvolgente, una grazia emotiva che mi ha lasciato addosso una sensazione calda, familiare, la stessa che riesce a trasmettere anche a Rita e a Giuseppe. Lo spazio della diretta diventa uno spazio dell’anima, in cui ci si può commuovere, in cui non tutto deve essere perfetto e il pudore ritrova un suo luogo. A mano a mano che l’intervista prosegue, i corpi cambiano posizione, si avvicinano, anche se impercettibilmente, fino all’abbraccio finale, ormai sciolto, intimo.

Rita e Giuseppe mostrano una genitorialità senza fronzoli, limpida e toccante. Il confronto tra le loro parole e la frase pronunciata da Daniela Ferrari, la madre di Sempio (“Maledetta Chiara… Muoiano i Poggi”) è fin troppo semplice. E allora prendiamo spunto da loro, che dicono che di giudicare non se la sentono. Chi potrebbe farlo, in fondo? Chi si è trovato a vivere qualcosa di così doloroso e incomprensibile?

Per quanto mi riguarda, penso che se mi trovassi davanti Daniela Ferrari le direi che non è mai tardi per chiedere scusa, per ammorbidire il proprio cuore ed evitare che la furia distruttiva si prenda anche quello. Vedere il proprio figlio coinvolto in una vicenda simile è qualcosa di inimmaginabile, che spazzerebbe via la ragione anche al più serafico dei saggi. Ma perché cavalcare l’odio? Perché colpire di nuovo Chiara, che già diciannove anni fa ha visto la propria gioventù dissolversi in un pomeriggio d’estate?

Siamo abituati a pensare che il più grande regalo che si possa fare a una famiglia spezzata da una perdita sia la giustizia, la verità. I genitori di Chiara vogliono solo la fine della storia, qualunque essa sia. Perché Chiara possa riposare in pace, come riescono a dire con fatica, completandosi la frase a vicenda.

Chiara Baldi

Chiara Baldi è nata nel marzo del 1990 a Costigliole d'Asti, un paese tra le Langhe e il Monferrato dove torna ancora oggi per scrivere. Ha pubblicato nel 2023 con Mondadori L'erede della felicità. Attualmente sta lavorando a un nuovo titolo per Rizzoli che vedrà la luce il prossimo anno. Svolge attività di scrittura per terzi in ambito narrativo e saggistico ed è autrice televisiva per Mediaset