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Torino, parrocchia multata perché i ragazzi giocano a calcio in oratorio | Il parroco: "Il Dpcm qui non vale"

Dopo la sanzione della polizia municipale don Davide Smiderle si appella ai Patti Lateranensi: "I vigili non potevano entrare"

Ansa

La parrocchia di Chivasso (Torino) è stata multata perché, il 4 dicembre, 17 ragazzini giocavano a calcetto nel campo dell'oratorio violando le normative anti-Covid. Ma il parroco don Davide Smiderle non ci sta e presenta ricorso. Al prefetto di Torino ha chiesto l'annullamento della sanzione da 533 euro appellandosi ai Patti Lateranensi secondo i quali la forza pubblica può entrare nei luoghi aperti al culto solo nei casi di urgenza. 

"La polizia non poteva entrare" - Secondo quanto racconta "La Stampa" nel ricorso si legge: "L'articolo 9 del Concordato tra Stato e Chiesa prevede che la forza pubblica non possa entrare per l'esercizio delle sue funzioni negli edifici aperti al culto senza averne dato previo avviso all'autorità ecclesiastica, salvo i casi di urgente necessità. Poiché le attività di controllo a campione non sono, per definizione, casi di urgente necessità, bensì operazioni di rouine, i controlli ce la polizia svolgesse nelle chiese circa il corretto uso dei dispositivi di protezione individuale, senza aver prima avvertito il vescovo in base a ragionevoli motivi, devono in generale ritenersi illegali". 

 

L' "avvertimento" e il secondo richiamo - Le partite di calcio e di basket nel campo dell'oratorio erano state segnalate da un cittadino, che aveva chiamato i vigili di Chivasso. La polizia municipale era già stata allertata una prima volta per lo stesso motivo e gli agenti avevano scelto la via diplomatica lasciando correre e chiedendo alla parrocchia di rispettare le restrizioni. Ma alla seconda segnalazione era scattato l'intervento, con la conseguente sanzione. dal momento che il Dpcm del 3 novembre vieta espressamente gli sport di contatto nelle zone a maggior rischio, 

 

Via alla causa - Ma il parroco ha subito dato mandato all'avvocato Alexander Boraso di avviare la causa sulla base della lettera dell'arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia, del 5 nvoembre 2020: "Tutte le attività pastorali programmate, come l'oratorio, sono ammesse nel rispetto del protocollo già pubblicato. Spetta al parroco decidere l'eventuale sospensione". Secondo don Smiderle quindi era tutto in regola. E l'avvocato precisa "Giocavano 17 bambini in un cortile che può contenere 300 persone, avevano la mascherina, il parroco aveva controllato personalmente il rispetto dei dispositivi di sicurezza".

 

Questioni Stato-Chiesa - E soprattutto, "le competenze regionali non possono riguardare i rapporti tra Stato e Chiesa, espressamente riservati dai Patti Lateranensi alla legislazione nazionale". Di conseguenza "l'organizzazione dei locali dell'oratorio non deve essere soggetta al Dpcm" e la polizia locale non può intervenire con sanzioni. 

 

Un altro "Stato"? - Un vigile urbano di Chivasso commenta questa vicenda dicendo che "quindi l'oratorio non farebbe parte dello Stato italiano. E il comandante della polizia municiapale Marco Delpero sottolinea "tutte le accortezze" utilizzate in questo caso, con un intervento iniziale per avvertire e con il verbale fatto solo nella seconda occasione. "Così come abbiamo multato ragazzini che giocvano nei giardini davanti al Bennet e abbiamo chiuso un bar che non rispettava le regole", continua Delpiero. L'oratorio di Chivasso però, secondo i ricorrenti, ha una legge diversa. 

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