MEDICATO NELL'INFERMERIA DEL CARCERE

Torino, ex marito arrestato per stalking tenta suicidio: "Basta gogna mediatica"

L'avvocato, che chiede i domiciliari: "Non ce la faceva più e si è tagliato le vene".

03 Mag 2017 - 11:10
 © tgcom24

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Ha tentato di togliersi la vita in carcere Luigi Garofalo, il torinese di 46 anni accusato di atti persecutori nei confronti della moglie, che nelle ore precedenti la convalida dell'arresto si era detta preoccupata per la sua vita se l'uomo fosse stato liberato. Lo rende noto il legale: "Garofalo ha detto che non ce la faceva più ad affrontare la gogna mediatica e si è tagliato le vene". Medicato nell'infermeria del carcere, ora è sorvegliato a vista.

Il 46enne era stato arrestato una prima volta l'8 marzo dopo che aveva puntato una pistola, forse una scacciacani, contro il figlio 19enne che, a suo dire, prendeva le parti della madre. E una seconda volta mercoledì, dopo che, uscito dal carcere e messo ai domiciliari, si era recato al bar di famiglia nel quartiere torinese di Barriera di Milano. "Ha minacciato di ammazzarmi. Di farmela pagare. Non ce la faccio più, sono esausta. Se esce uccide me e mio figlio", è stato l'allarme lanciato dell'ex moglie, Elena Farina, assistita dall'avvocato Antonio Foti.

Il suo appello affinché quell'uomo, padre dei suoi figli, fosse lasciato una volta per tutte in cella - dopo quindici denunce - ha fatto il giro del Paese. "Spesso ci accorgiamo della violenza sulle donne troppo tardi", ha commentato la sottosegretaria con delega alle Pari Opportunità, Maria Elena Boschi. Medicato nell'infermeria del carcere, ora l'uomo, che aveva scritto una lettera all'ex compagna per dirsi pentito, è sorvegliato a vista. Proprio il suo avvocato ha depositato al tribunale del Riesame una nuova richiesta di scarcerazione. "Non esistono gravi indizi di colpevolezza nei confronti del mio assistito - è la versione del difensore -. La donna dice che il mio cliente è uscito da carcere ed è andato a minacciarla, ma il suo racconto deve essere confermato. L'unica testimone della presunta aggressione di mercoledì non ha sentito le minacce. E poi le esigenze cautelari possono essere soddisfatte anche con i domiciliari e il braccialetto elettronico".

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