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Pavia, mamma esclusa dal gruppo WhatsApp diventa stalker: condannata

Dopo essere stata cacciata da una chat di genitori, la donna ha molestato per un anno con chiamate anonime lʼautrice del gesto

Pavia, mamma esclusa dal gruppo WhatsApp diventa stalker: condannata

Dalla chat di WhatsApp all'accusa di stalking. Sembra una storia bizzarra, eppure è accaduto davvero. Una mamma di 36 anni di Pavia, dopo aver litigato sul gruppo social formato dai genitori dei bambini iscritti a una squadra di basket, è stata cacciata dall'amministratrice, anche lei mamma e fino a quel momento amica. È bastato questo affronto per scatenare nella donna, secondo l'accusa, una serie di comportamenti molesti che sono sfociati in una condanna per stalking e lesioni.

La 36enne, oltre a essere stata punita con sei mesi di reclusione, dovrà anche pagare 10mila euro di danni morali alla mamma che l'ha cacciata dal gruppo di WhatsApp e poi denunciata. "Aspettiamo le motivazioni, ma faremo di sicuro appello", ha commentato l'avvocato difensore della donna.

La storia, stando al racconto dalla parte offesa, va avanti da tempo. Il primo litigio risale al 16 aprile 2015: le due donne stavano portando i propri figli a basket quando ad un tratto la 36enne, in preda alla rabbia, ha tirato i capelli alla sua ormai ex amica in mezzo alla strada. Il motivo? La mamma, oltre ad averla cacciata dal gruppo di WhatsApp, aveva parlato male di lei e non aveva invitato il proprio figlio alla festa di compleanno del suo bambino.

In quell'occasione la vittima si era fatta medicare in ospedale ed era stata dimessa con una prognosi di 10 giorni, diventati poi 45 perché durante la presunta aggressione era caduta provocando un'ernia. Scattata la denuncia, gli inquirenti avevano sentito la 36enne che, dopo aver negato le molestie, si era subito difesa spiegando che gli insulti e le botte erano state reciproche. Dopo questo episodio, aveva avuto il divieto di avvicinarsi alla casa della vittima.

Per quanto riguarda lo stalking, nel capo d'imputazione sono elencati anche tutti i precedenti delle presunte molestie: insulti e minacce per strada, messaggi su WhatsApp e telefonate anonime. Secondo l'accusa, questi comportamenti sarebbero andati avanti per circa un anno, dal dicembre 2014 a dicembre del 2015. Dietro a tanta rabbia ci sono anche litigi tra i propri figli e vecchie storie legate a un prestito di denaro.

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