lo scorso 31 dicembre

Venezia, barista ucciso nelle campagne di Mira: arrestato il presunto killer, è un vigile | Il pm: "Un'esecuzione"

Il movente potrebbe essere legato agli ambienti dello spaccio di droga di Mestre, frequentati dal giovane che era stato anche segnalato in prefettura come consumatore di sostanze. Ma gli investigatori al momento non escludono nessuna pista

08 Gen 2026 - 13:14
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Un arresto è stato effettuato dai Carabinieri di Venezia nell'ambito delle indagini sull'uccisione del cittadino moldavo Sergiu Tarna, barista di 25 anni, trovato morto il 31 dicembre scorso, ucciso da un colpo di pistola alla tempia, in un terreno agricolo a Malcontenta di Mira, in provincia di Venezia. Si tratta di un agente della polizia locale di Venezia di 40 anni che è stato immortalato dalle immagini delle telecamere di sorveglianza. Nella notte tra il 30 e il 31 dicembre, il vigile sarebbe poi fuggito in Spagna, dove pare avesse alcune conoscenze. Secondo la ricostruzione dei carabinieri coordinati dal pm veneziano Christian Del Turco, il 40enne avrebbe fatto una prima tappa a Tenerife, per poi spostarsi a Madrid e infine tornare a Venezia. Uno degli elementi che hanno portato gli investigatori sulle sue tracce è stata proprio l'assenza dal lavoro per alcuni giorni. Come ha spiegato il comandante provinciale Marco Aquilio nel corso di una conferenza stampa, l'uomo è tornato in Italia nella notte tra il 5 e il 6 gennaio e il padre è andato a prenderlo all'aeroporto. Dopo essersi fatto lasciare in un primo momento nei campi nella zona di Malcontenta di Mira, la stessa in cui è stato ucciso il 25enne di origini moldave, è rientrato presso l'abitazione ed è stato fermato dai carabinieri. L'arma del delitto non è stata trovata, così come la sua pistola d'ordinanza.

La dinamica

 Ingannato e costretto con la forza a salire su una macchina, portato da Mestre verso Porto Marghera e scaricato nelle campagne di Malcontenta di Mira dopo un colpo sparato alla tempia. Ha perso la vita così il barman Tarna, Sergio per tutti, nato nel 2000 a Nisporeni, in Moldavia e arrivato a Venezia quando era appena un adolescente. Stando alle prime informazioni l'agente della polizia locale di Venezia avrebbe usato la pistola d'ordinanza.

La ricostruzione

 Fondamentali sono state le immagini delle telecamere, che hanno dato prove e indizi. Nel giro di qualche giorno, a partire dalle testimonianze e dai dati dei due cellulari che Tarna aveva ancora in tasca, i militari hanno individuato un’auto, il percorso che ha preceduto l’omicidio e le prove per stringere il cerchio attorno ai responsabili, di cui uno, appunto, sarebbe stato trovato. Utilissima è stata proprio l’analisi delle celle telefoniche attivate dai cellulari, che si collegano ogni volta che arriva un messaggio o una notifica. Il barman, finito il turno di lavoro la sera del 30 dicembre, si era visto con un amico nelle vicinanze del locale in cui lavorava, l’Esquina di via Lazzari: poi è arrivata una telefonata che l’ha fatto alzare di fretta, probabilmente per raggiungere chi sarebbe poi diventato il suo aguzzino. È stato caricato in macchina lì vicino ed è stato portato direttamente fino al luogo in cui è stato trovato cadavere.

Caccia ai complici

 Se è salito sull’auto che l’ha portato a morire contro la sua volontà, ha subito praticamente un rapimento prima e poi una fine spietata. L’omicida aveva almeno un complice, perciò l’uccisione è stata un agguato: in due – ma non è escluso che fossero anche di più – contro un giovane solo. Non è però stato picchiato, aggredito, ferito, dato che l’autopsia non ha trovato segni di questo tipo sul corpo. È stato ammazzato direttamente con un colpo alla tempia, probabilmente a bruciapelo. I carabinieri sono ancora alla ricerca dell’arma, ma anche del bossolo.

Pm: "È stata un'esecuzione"

 "Sicuramente è stata, per le modalità, un'esecuzione. Il colpo è stato sparato in modo ravvicinato e il povero 25enne non ha avuto scampo, è morto sul colpo". Così il procuratore vicario di Venezia, Stefano Ancillotto, in merito all'omicidio. La certezza di investigatori e inquirenti è che all'esecuzione "abbia partecipato almeno un'altra persona", ripreso a sua volta nei filmati. Le indagini proseguono per risalire alla sua identità.

Dalle indagini dei carabinieri, che hanno analizzato i filmati degli impianti di videosorveglianza presenti nella zona e sentito diversi testimoni, è emerso che il 25enne e il vigile si conoscevano e che vi sarebbero stati tra i due alcuni contrasti. Tempo prima, infatti, erano stati visti discutere animatamente. Il movente potrebbe essere legato agli ambienti dello spaccio di droga di Mestre, frequentati dal giovane che era stato anche segnalato in prefettura come consumatore di sostanze. Ma gli investigatori al momento non escludono nessuna pista.