Omicidio Carol Maltesi, annullato per la seconda volta l'ergastolo a Fontana
Al bancario e food blogger 46enne, che l'11 gennaio 2022 ha ucciso a Rescaldina la 26enne, non riconosciuta l'aggravante della premeditazione
© Tgcom24
La Corte di Cassazione ha annullato per la seconda volta la condanna all'ergastolo per Davide Fontana, il bancario e food blogger, oggi 46enne, che l'11 gennaio 2022 ha ucciso a Rescaldina la 26enne Carol Maltesi con 13 martellate e una coltellata mentre era legata, imbavagliata con lo scotch e incappucciata e i due stavano filmando un video hard che lui stesso le aveva commissionato attraverso un finto profilo social per venderlo su Only Fans.
La sentenza
I giudici della Suprema Corte il 10 febbraio hanno accolto per la seconda volta il ricorso dell'avvocato Stefano Paloschi e annullato la sentenza della Corte d'assise d'appello bis di Milano in particolare con riferimento all'aggravante della premeditazione dell'omicidio. Il dispositivo è in attesa di motivazioni in 30 giorni (ma non è un termine perentorio) prima della fissazione di un nuovo processo d'appello ter che sarà da celebrare di fronte alla prima sezione della Corte d'assise d'appello di Milano ma in una nuova composizione di giudici togati e popolari.
Il delitto
Il giorno dopo aver assassinato Carol Maltesi, Fontana ha comprato un'accetta e un seghetto e tagliato in 23 pezzi il corpo della donna. Ha cercato di eliminare i lembi di pelle con i tatuaggi che saranno poi alla base del riconoscimento della ragazza. Nelle settimane successive ha tentato di bruciare il cadavere depezzato e, dopo averlo tenuto congelato in un freezer acquistato online all'interno di 5 sacchi neri, lo ha gettato in un dirupo a Paline di Borno, nel bresciano.
Il ritrovamento del cadavere
Il cadavere della 26enne fu trovato il 29 marzo 2022. In primo grado la Corte d'assise di Busto Arsizio, il 12 giugno 2023, aveva condannato Fontana a 30 anni per omicidio, soppressione e occultamento di cadavere, escludendo però le aggravanti più pesanti ed evitandogli la pena del carcere a vita ritenendo mancanti le prove di una "significativa organizzazione dell'omicidio", a cominciare dal non essersi costitutio un "alibi" e dall'aver messo in atto "raccapriccianti condotte" ma confusionali per "circa due mesi per liberarsi definitivamente del corpo", in contrasto con un piano preordinato. Sentenza che era stata riformata dai giudici di secondo grado con il riconoscimento della premeditazione sia nel primo che nel secondo appello andando incontro per due volte all'annullamento con rinvio della Cassazione.
