Il dramma di ariccia

Morte di Denise Cosco, verifiche su eventuali contatti con il padre

L'uomo è in carcere proprio per l'omicidio di Lea Garofalo: i pm attendono risposte dall'analisi del cellulare della ragazza

21 Set 2026 - 21:46
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Proseguono le indagini sulla morte di Denise Cosco, la figlia di Lea Garofalo che lo scorso 10 settembre si è tolta la vita gettandosi dal palazzo in cui viveva, ad Ariccia, provincia di Roma. La procura di velletri che indaga sul caso vuole vederci chiaro: in particolare le attenzioni dei pm ora si concentrano sugli eventuali contatti avuti negli ultimi tempi dalla donna con il padre per capire quale rapporto avessero ristabilito.

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I rapporti con il padre

 A fornire elementi utili potrebbe essere l'analisi del cellulare di Denise, già acquisito dagli inquirenti, e la verifica della sua casella di posta elettronica. Il padre della donna è tuttora detenuto ad Asti, dove sta scontando la condanna per l'omicidio di Lea Garofalo, la testimone di giustizia uccisa nel 2009 da lui e da altri appartenenti alla cosca contro la quale lei stessa aveva testimoniato. Nei giorni scorsi i pm hanno ascoltato il compagno di Denise, che potrebbe aver fornito informazioni a ricostruire le ultime ore di vita della donna, che non ha lasciato biglietti né messaggi.

La cerimonia funebre

 Al momento il fascicolo per istigazione al suicidio resta contro ignoti mentre si è tenuta nella giornata di lunedì 21 settembre a Crotone, la cerimonia funebre religiosa voluta dalla diocesi in memoria della giovane donna. A ricordarla anche don Luigi Ciotti, fondatore di Libera. "Potrebbero esserci oggi altre Denise che non ce la fanno più", perché "esiste una violenza mafiosa 'differita' - ha detto don Ciotti - che agisce sottotraccia per anni, insinuandosi come un veleno nell'anima".

"Un omicidio lungo 17 anni"

 Quindi il sacerdote arriva a definire il suicidio di Denise come "un omicidio lungo 17 anni, il tempo che è passato dal delitto della madre". "Non voglio accusare nessuno - le parole di don Ciotti - perché nella storia di Denise lo Stato è intervenuto senza esitazioni. Non è stata abbandonata. Eppure a un certo punto si dev'essere sentita comunque incredibilmente sola. Non possiamo chiedere ai testimoni di giustizia di sacrificare la propria vita per il bene comune, e poi lasciarli soli con i propri fantasmi, che spesso li ammalano".

La presenza dello Stato

 Un intervento a cui si è richiamata la presidente della Commissione antimafia, Chiara Colosimo: "Lo Stato nella storia di Denise c'è stato, ma alcune ferite, inferte dal padre 'ndranghetista, non sono state curate - ha detto durante la commemorazione - Questa storia però deve lasciare un segno in questa terra". Presente in chiesa anche la sottosegretaria all'Interno, Wanda Ferro. "La presenza dello Stato qui - ha sottolineato - serve per dire che ci siamo, che accompagneremo tutto il percorso anche del figlio di Denise, ma soprattutto per dire alla mafia e alla 'ndrangheta che non ci tiriamo indietro rispetto a pagine di storia che devono essere nella memoria di tutti per costruire un percorso differente".

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