Il carovita non allenta la presa, e il numero di famiglie che fatica ad arrivare a fine mese continua a crescere. È da questa constatazione che parte l'idea di un locale di Venafro, in provincia di Isernia: chi si presenta al banco con la propria tazzina di casa paga l'espresso appena cinquanta centesimi, meno della metà della tariffa ordinaria.
Un patto vantaggioso per entrambe le parti, secondo chi lo ha messo a punto. "È al contempo un bel risparmio per il cliente e anche di risorse per noi, tra energia elettrica e detersivi", spiega in diretta a "Dritto e Rovescio" la titolare dell'attività. Ogni servizio in meno da lavare, in altre parole, alleggerisce la bolletta e riduce il consumo di prodotti per l'igiene: una convenienza che si distribuisce su tutta la filiera del gesto più quotidiano che ci sia.
Resta il dubbio pratico, quello di chi immagina una scomodità. La risposta dell'esercente è semplice e diretta: "Ci entra in qualsiasi borsa di una qualsiasi signora". Nessun ingombro, dunque, e nessuna complicazione nel portarsi dietro il proprio recipiente da una commissione all'altra.
Una regola però esiste, e non è negoziabile: per ottenere l'agevolazione occorre presentarsi con un contenitore in ceramica, mentre carta e plastica non vengono ammesse. "È una scelta anche sostenibile, così evitiamo lo spreco del monouso", chiarisce la proprietaria, spostando il discorso su un secondo terreno.
Perché l'iniziativa, nata come forma di sostegno a chi tira la cinghia, finisce per intrecciare due esigenze che di solito viaggiano separate: difendere il potere d'acquisto e contenere i rifiuti. Il risultato è un piccolo esperimento di paese che dimostra quanto basti poco — una tazzina in borsa — per rendere più leggero il conto e, insieme, la pattumiera.
