L'AGGRESSIONE AL DIRETTORE DI "NOVELLA 2000"

Pestato dal branco a Milano, Luca Burini a Tgcom24: "Aggredito senza motivo, si sono fermati solo quando hanno visto il sangue"

Il giornalista, che dallo scorso giugno dirige il settimanale "Novella 2000", lancia un appello a chi ha assistito alla sua aggressione senza fare nulla: "È inutile che ci lamentiamo del problema sicurezza se non siamo i primi a voler rendere più sicure le nostre città"

di Glenda Veronica Matrecano
15 Set 2026 - 15:03
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 © Tgcom24

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"Stavo fumando una e-cig quando tre ragazzi mi hanno chiesto una sigaretta tradizionale. Lì ho capito che non stava buttando bene". Inizia così il racconto a Tgcom24 di Luca Burini, direttore del settimanale Novella 2000, riguardante il pestaggio di cui è stato vittima in una zona centrale di Milano. "Il più alto dei tre mi ha messo un braccio intorno alle spalle e mi ha spinto contro il muro. Un secondo dopo ero circondato. Il ragazzo che avevo di fronte mi ha sferrato il primo pugno. Gli altri due mi strattonavano e mi tiravano qualche ceffone. In tutto mi sono arrivati una ventina di pugni. Hanno smesso solo quando gli è arrivato uno schizzo di sangue", racconta Burini ricordando gli istanti di terrore vissuti.

Dove ti trovavi poco prima di essere aggredito?

"Stavo andando a prendere il tram su viale Montenero, in zona Porta Romana, a Milano. A un certo punto ho visto che tre ragazzi sui vent'anni, non mi sembravano minorenni, avevano attraversato la strada. Nonostante le varie narrazioni sulla città, sono uno che si muove abbastanza in tranquillità. In quella situazione, però, ho pensato che cambiare strada sarebbe stata la scelta migliore. C'era un problema. Se avessi attraversato gli sarei andato incontro e se avessi invertito senso di marcia gli avrei dato le spalle. Così decido di allungare il passo e accelerare. Mi raggiungono. Stavo fumando una sigaretta elettronica, me ne hanno chiesta una tradizionale. Lì ho capito che non buttava bene".

Cos'è successo poi?

"Il ragazzo più alto mi ha messo un braccio intorno alle spalle e mi ha spinto contro il muro rimanendo di fronte a me. Un secondo dopo gli altri due si sono messi rispettivamente alla mia destra e alla mia sinistra. Ero circondato. Il più alto mi ha sferrato il primo pugno mentre gli altri due mi strattonavano e, ogni tanto, mi tiravano qualche ceffone. A un certo punto uno mi ha perquisito per vedere cosa avessi con me. Nel frattempo il ragazzo davanti a me continuava a prendermi a pugni. Ho cominciato a sanguinare e diversi schizzi di sangue sono arrivati a quello che stava controllando se ci fosse qualcosa da rubare. È a quel punto che ha detto al suo amico 'stai esagerando'". 

Si sono fermati dopo quella frase?

"Sono riuscito a spingere il ragazzo alla mia destra e a crearmi un varco per scappare. Lui mi ha rincorso e si è aggrappato alla mia gamba, cado di faccia. Riesco a rialzarmi e noto che nella via dove eravamo stava arrivando un tram. Corro verso il mezzo e mi appoggio con le mani sul vetro. I ragazzi mi riescono a raggiungere ma si guardano bene dall'aggredirmi essendo davanti ai passeggeri. Ne approfitto e mi metto a correre, il ragazzo che mi aveva fatto cadere si mette a correre a sua volta e tenta di aggrapparsi alla mia camicia ormai a brandelli. Grazie all'istinto di sopravvivenza corro sempre più veloce, supero tre incroci in pochissimo tempo. Un componente del branco dice a quello che mi stava rincorrendo 'lascialo, ormai non lo prendi più". 

A quel punto cos'hai fatto?

"Ho incontrato un signore che, approfitto dell'occasione, ringrazio. Gli ho chiesto di stare con me fino all'arrivo dei soccorsi. Per primo ho chiamato un mio amico che vive nella zona, avevo bisogno di vedere un volto familiare. Poi ho chiamato mio fratello e subito dopo il 112. Nel giro di pochi minuti sul posto è arrivata una volante dei carabinieri e io sono stato portato in ospedale tramite ambulanza. I medici mi hanno visitato abbastanza in fretta. Mi hanno fatto una tac alla testa e un esame a una delle mani che era viola. Fortunatamente me la sono cavata con qualche giorno di prognosi e qualche punto a una palpebra. Dopo essere rimasto qualche ora in osservazione - necessarie a verificare se l'insorgenza di complicanze dovute alle botte prese - sono stato dimesso".

Sei andato a denunciare dopo essere stato dimesso?

"Sì, sono andato subito a denunciare. Ti dicono che hai 90 giorni di tempo per farlo ma non ha senso. Le registrazioni delle telecamere di videosorveglianza del Comune hanno una durata di sette giorni. Quelle private tra le 24 e le 48 ore. In casi come il mio le immagini sono fondamentali perché gli inquirenti possano rintracciare e fermare i responsabili ed evitare che qualcun altro venga pestato brutalmente. I ragazzi mi hanno aggredito in un vialone frequentato, non eravamo nascosti eppure non si sono fatti problemi. Sono pericolosi, vanno fermati. Ciò che mi lascia sgomento è il fatto che la denuncia non parta in automatico. O meglio, che parta in automatico solo in caso di prognosi superiore ai 40 giorni o per altri tipi di violenze. Se uno arriva in pronto soccorso con il sangue che arriva fino al bacino, come è successo a me, dovrebbe scattare in automatico la denuncia. Il Paese dovrebbe voler perseguire soggetti come quelli che, malauguratamente, ho incontrato". 

Non ti hanno portato via niente. Senti che lo scopo dell'aggressione fosse davvero la rapina o un pretesto per picchiare qualcuno?

"Non lo so. So solo che erano in tre e io ero uno. Bastava che uno di loro mi tenesse fermo così da consentire agli altri due di derubarmi. Non lo hanno fatto. Hanno visto che avevo il telefono, non l'hanno preso. Penso che solo uno dei due, quello che mi ha perquisito, fosse interessato alla rapina vera e propria. Gli altri due mi sembravano più inclini a voler sfogare la propria rabbia su di me. La cosa che mi fa paura è che sono diventato il loro obiettivo senza motivo. Non mi conoscevano, non c'era un movente. Sono stato aggredito gratuitamente. Ed è questo che mi inquieta". 

Cosa ti senti di dire a chi - pur vedendoti ferito e impaurito - non ti ha prestato soccorso?

"Mi sento di dire che è inutile che ci lamentiamo del problema sicurezza se non siamo i primi a voler rendere più sicure le nostre città. Se non siamo noi i primi ad avvisare e a lanciare l'allarme quando vediamo certe scene come pensiamo che le cose possano cambiare? I carabinieri mi hanno detto che hanno bisogno di ricevere segnalazioni per intervenire il prima possibile. Solo così possono arrivare e arrestare in flagranza di reato chi delinque o, comunque, arrivare in tempo utile".

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