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Milano, bus brucia il rosso e si scontra con camion dei rifiuti: chi è la vittima

Parla il compagno della 49enne rimasta uccisa nellʼincidente di SantʼAmbrogio: "Una baby sitter allegra e gentile, vogliamo giustizia"

Era arrivata in Italia dalle Filippine nel 2007 e da Messina si era trasferita a Milano, dove faceva la baby sitter. Shirley Calangi, la 49enne morta dell'incidente di Sant'Ambrogio, a Milano, mentre si trovava a bordo del bus che, bruciando un rosso, si è scontrato con un camion dei rifiuti, è dipinta dal suo compagno Cristian Ghinaglia, 45 anni, come "allegra e gentile". "Amava stare a contatto con i bambini: al parco giocava con loro, la famiglia per cui lavorava la adorava", racconta l'uomo a Il Giorno, invocando "giustizia".

Il compagno: "Vogliamo giustizia" - "Sabato mattina era uscita di casa e aveva preso prima il bus 80 per poi salire sulla 90, diretta in zona corso Lodi da un’amica. Al momento dell’incidente era appena salita", racconta il compagno di Shirley, che ha una figlia di 26 anni, Angie, in volo dalle Filippine a Milano per dare l'ultimo saluto alla madre. "La sera saremmo andati insieme a una festa - aggiunge. - Era deliziosa, le piaceva essere sempre in ordine ed elegante. Tranquilla, delicata e allegra, amava stare a contatto con i bambini".

 

"Ci siamo conosciuti ad agosto del 2016, tramite amici in comune, - continua nei suoi ricordi l'uomo. - Nei weekend mi piaceva portarla a fare delle gite: nel 2017 eravamo stati ad Alassio. Non doveva andare così, avevamo tutta la vita davanti". La famiglia della vittima ricorrerà a un avvocato "per avere giustizia", conclude.

 

Milano, ecco chi è la donna morta nello scontro tra bus e camion dei rifiuti

 

Il ricordo del sindaco Sala - "Al Policlinico ho incontrato i parenti più prossimi e i datori di lavoro di Shirley Calangi - ha scritto su Facebook il sindaco di Milano Beppe Sala. - Mi è stata dipinta da quanti a lei vicini come una donna straordinaria, grande lavoratrice e estremamente affidabile. Mi ha colpito in particolare il racconto della famiglia italiana presso la quale lavorava e dell'affetto che tale racconto esprimeva. Una storia come tante, una donna immigrata che svolgeva con dedizione uno di quei lavori che sembrano ormai destinati solo a queste persone che vengono da lontano".

 

"Sono profondamente addolorato - ha aggiunto - e sono conscio di dover fare sempre tutto il possibile per garantire ai miei concittadini quelle condizioni di vita dignitosa e sicura che meritano. E di sentirmi pienamente responsabile quando ciò non avviene. A nome di Milano esprimo le più sentite condoglianze ai familiari e a tutta la comunità filippina".

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