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Varese, arrestati infermiera e anestesista amanti: accusati di cinque omicidi

Si indaga anche per la morte della madre di lei e del suocero. A stroncare le vittime un mix di farmaci chiamato "protocollo Cazzaniga". Indagati 14 colleghi

Varese, arrestati infermiera e anestesista amanti: accusati di cinque omicidi

Leonardo Cazzaniga e Laura Taroni, anestesista e infermiera dell'ospedale di Saronno (Varese) sono stati arrestati con l'accusa di omicidio per almeno 4 casi di morti sospette in corsia (ad anziani terminali lui somministrava un sovradosaggio di farmaci) e la morte del marito di lei. Il mix di farmaci era noto come "protocollo" Cazzaniga. Dalle intercettazioni emerge che nel mirino ci fossero anche i figli di lei. Indagate altre 14 persone.

Le morti sospette sono avvenute fino all'aprile 2013.

I sospetti di un'infermiera - L'accusa nei confronti del medico è emersa dopo che un'infermiera dell'ospedale, insospettitasi, nel 2011 aveva segnalato i suoi dubbi alle autorità ospedaliere. Ne era scaturita un'indagine interna, che di fatto però si era conclusa con l'archiviazione. Con questa motivazione: dai fatti contestati non era risultato un comportamento "grave a tal punto di segnalare la cosa all'autorità giudiziaria".

Indagati 14 persone, tra cui 11 medici - Proprio per questo il caso per ora circoscritto al dottor Cazzaniga e alla sua infermiera-amante potrebbe estendersi ad altri esponenti dell'ospedale. Possibile che nessuno fosse a conoscenza del "protocollo Cazzaniga", quando in realtà era sulla bocca se non di tutti almeno di molti? Sono 14 finora le persone indagate in ambito ospedaliero, di cui 11 medici. Gli indagati sono accusati a vario titolo di omessa denuncia e favoreggiamento personale, falso ideologico per aver certificato false patologie per convincere una delle vittime di una malattia inesistente.

Cocktail di farmaci letale - Tuttavia le indagini dei carabinieri di Saronno (Varese), coordinate dalla Procura di Busto Arsizio, hanno portato alla luce una dinamica omicida che legittima l'ipotesi di eutanasia praticata in modo tanto scientifico quanto sistematico. Il medico aveva messo a punto un cocktail di farmaci (Morfina, Midazolam e altri potenti sedativi) in modo da uccidere in modo lento. Secondo l'accusa cominciava a somministrare i suoi cocktail letali ai pazienti ritenuti irreversibili fin dal loro arrivo al Pronto soccorso.

Protocollo "Cazzaniga" - A portare gli investigatori sulle sue tracce è stata la denuncia di un'infermiera che, dopo essersi detta stanca di essere maltrattata in ospedale, ha parlato di un medico "dalle strane procedure". Così i carabinieri hanno iniziato a indagare sia in corsia che nella vita privata dell'anestesista accertando che i due sarebbero responsabili della morte del marito di lei. La donna si sarebbe convinta ad ucciderlo somministrandogli di nascosto farmaci che lo avrebbero portato ad una morte lenta. Il tutto dopo aver preso spunto dal "protocollo" del compagno, nel frattempo resosi responsabile della morte di almeno altre quattro anziani.

Secondo i carabinieri, almeno quattro delle persone "curate" da Cazzaniga non sarebbero morte di lì a poco tempo senza l'intervento del cocktail di farmaci da lui preparati. A finire così nel registro degli indagati per favoreggiamento e omessa denuncia, il primario del Reparto di Pronto soccorso di Saronno, il direttore sanitario all'epoca dei fatti e l'attuale direttore sanitario di Saronno, insieme ad altri tre medici. Accuse più pesanti invece, nei confronti di altri tre dottori, accusati di aver refertato diagnosi ritenute false al punto da indurre il marito dell'infermiera a credere di essere malato di diabete.

La Procura sta indagando anche sul decesso della madre della donna, che non era favorevole alla relazione tra la figlia e il medico, ma anche del suocero. Pare inoltre che dalle intercettazioni ambientali sarebbe emerso che Laura Taroni avesse intenzione di uccidere anche i suoi due figli.

La somministrazione delle dosi letali - Secondo l'accusa, i "quattro omicidi volontari" di anziani pazienti malati sarebbero stato compiuti dall'anestesista "somministrando dosi letali di farmaci (clorpromazina, midazolam, morfina, propofol e promazina) per via endovenosa, in sovradosaggio e in rapida successione tra di loro", il 18 febbraio e il 30 aprile 2012, e il 5 febbraio e il 9 aprile 2013. "Il medico - hanno spiegato gli inquirenti - usava riferirsi a un proprio 'protocollo' per il trattamento dei malati terminali".

L'assassinio del marito - L'anestesista e l'infermiera avrebbero assassinato anche il marito della donna "somministrandogli per un lungo periodo farmaci assolutamente incongrui rispetto alle sue reali condizioni di salute, debilitandolo sino a condurlo alla morte".

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