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Terroristi latitanti, Narciso Manenti: "Dopo 40 anni servirebbe unʼamnistia, si deve voltare pagina"

Condannato allʼergastolo per aver ucciso un carabiniere a Bergamo, vive in Francia. Su di lui pende un ordine dʼarresto europeo che Parigi sta valutando

Terroristi latitanti, Narciso Manenti: "Dopo 40 anni servirebbe un'amnistia, si deve voltare pagina"

Tra i tanti terroristi italiani ancora latitanti all'estero, uno in particolare, Narciso Manenti, potrebbe tornare in Italia in manette come Cesare Battisti. Condannato all'ergastolo per essere stato alla guida del commando di Guerriglia Proletaria che il 13 marzo 1979 uccise un carabiniere a Bergamo, Manenti fuggì in Francia, dove vive da uomo libero. Ma ora su di lui pende un ordine d'arresto europeo che i magistrati parigini stanno vagliando.

Un anno e mezzo fa la Procura di Bergamo ha infatti emesso un mandato di cattura europeo, e alcuni mesi dopo l'Autorità giudiziaria francese ha chiesto un supplemento di atti ai magistrati bergamaschi: i pm hanno fornito i chiarimenti a novembre e sono in attesa di risposta. La procura spera così in un ribaltamento della decisione della Chambre d'accusation della Corte d'appello di Parigi, che nel 1987 aveva respinto la richiesta di estradizione. "La decisione di non concedere l'estradizione - era scritto in un documento del ministero degli Esteri - deve considerarsi definitiva dato il vincolante parere negativo".

Intanto, in un'intervista al Corriere della Sera, Manenti (che vive a Châlette-sur-Loing con moglie e tre figli gestendo un'impresa di servizi a domicilio) sostiene che "dopo quarant'anni si potrebbe trovare una soluzione a questa vicenda", magari con un'amnistia generale perché "nella vita bisogna andare avanti". E tenta di giustificare la richiesta dicendo che anche i familiari delle vittime, che pure "hanno le loro ragioni", sono le prime a soffrire quando si va a rivangare nel passato: "Credo che quelle vittime di quarant'anni fa cerchino anche loro una pace nel loro intimo". E in ogni caso lui si dice innocente: "Non ho mai fatto niente di quello che mi è stato attribuito".

Il terrorista sostiene quindi di non ricordare cosa lo spinse a imbracciare le armi negli Anni di Piombo: "Onestamente sono passati talmente tanti anni che le motivazioni dell'epoca sono scomparse dalla memoria. Io non rivedo mai quegli anni, è una storia passata e non ci penso mai". E spiega che i suoi figli conoscono il passato del padre, anche perché qualcuno ha scritto sul suo profilo Facebook che si tratta di un "assassino komunista": "Conoscono la vicenda, ne abbiamo parlato quando hanno avuto l'età per capire, perché era necessario che comprendessero cos'era successo. Sono questioni che riemergono quando ci sono fatti come quello di oggi, nascono delle preoccupazioni per quello che succede e ci si fanno dei problemi". Però ostenta sicurezza, dicendosi sicuro che per lui la conclusione sarà diversa: "in Francia c'è una giustizia molto diversa da quella del Brasile e della Bolivia. Questo è uno stato laico e di diritto".

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