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Con la ripresa della guerra tra Stati Uniti e Iran tornano a salire i prezzi dei carburanti con ricadute dirette sui consumatori. In un paese della Lombardia fuori dalla rete autostradale, per esempio, il diesel erogato in modalità self-service ha sfiorato questa mattina i 2,2 euro al litro, seguita dalla verde intorno alla soglia psicologica dei 2 euro.
La nuova crisi sullo stretto di Hormuz, dove transita un quinto del petrolio globale, pesa in modo sempre più netto sui bilanci delle famiglie in partenza per le vacanze estive e delle aziende che si affidano al trasporto su gomma. "Oggi per un pieno si va oltre i 100 euro, anche 170 per un furgone", spiega a "Morning News" Mauro, gestore di un distributore della Lomellina, mentre mostra il prezzo su un pieno di gasolio. Per gli automobilisti la reazione immediata è quella di effettuare rifornimenti contenuti e di limitare, per quanto possibile, gli spostamenti. "Se prima spendevano 50 euro ora urlano e ne spendono 30", prosegue il titolare.
Secondo Luigi Gabriele, presidente di Consumerismo, le continue oscillazioni dell'"oro nero" portano ricadute immediate sull'intera filiera con il prezzo del diesel lievitato di circa il 15% in appena un mese. "Se per esempio un furgone porta frutta e ortaggi il prezzo pagato in più alla pompa verrà ribaltato sul venditore che alla fine lo ribalterà sul consumatore finale", spiega in collegamento con la trasmissione di Canale 5. Per l'esperto, dal 28 febbraio scorso le ripetute le tensioni nel Golfo Persico che bloccano le consegne delle navi petrolifere stanno portando ad una "esasperazione" sul carrello della spesa. "Negli ultimi cinque mesi un consumatore in media ha avuto un rincaro del 30-40% su quasi tutti i prodotti energetici e del 10-15% sui quelli per l'alimentazione", spiega.
