L'ex giocatore di Milan e Chelsea potrebbe essere il primo africano ad acquistare una squadra di calcio europea
Il Calcio Como 1907 non chiuderà. Non è andata deserta la quarta asta indetta dal Tribunale per la vendita della società dopo il fallimento. Quasi a tempo scaduto è arrivata infatti una busta con un'offerta d'acquisto e tra i giornali locali circola la voce anche del possibile acquirente: si tratta di Akosua Puni,moglie del giocatore ghanese Michael Essien (ex Chelsea, Real Madrid e Milan).
Essien proprio nelle scorse ore è stato ingaggiato dal Persib, squadra indonesiana di proprietà di Erick Thohir, ex azionista di maggioranza dell'Inter. Ci vorranno poche ore per capire se questa storia a metà tra il gossip e la finanza è vera oppure no.
La busta sarà aperta dal giudice e dal curatore fallimentare, che valuteranno congruità e garanzie della proposta. Dopo tre tentativi, la base d'asta era scesa a 227.000 euro. Il nome della signora Essien, che su twitter si definisce "donna d'affari, consulente, filantropo e mamma di tre bei bambini", è venuto fuori anche perché nei giorni scorsi aveva visitato lo stadio Sinigaglia e il centro sportivo di Orsenigo, come del resto altri potenziali acquirenti.
Akosua Puni era comparsa la mattina dell'11 febbraio al centro sportivo accompagnata dal responsabile amministrativo Fabio Lori. un giro nella struttura, dieci minuti in ufficio dove aveva incontrato l’allenatore Gallo e il vice De Fraia. Una visita come tante, visto che diversi possibili acquirenti avevano guardato le carte e la struttura della società.
Non è la prima volta che la famiglie Essien prova a comprare una società calcistica. Era già successo nel 2016 quando si vociferava dell'acquisto del Linerick, squadra irlandese. L'ex rossonero vuole essere il primo africano ad acquistare un club europeo.
Una vicenda lunga otto mesi - Intanto giocatori e tifosi aspettano la fine di una brutta vicenda iniziata otto mesi fa. A luglio, nello stupore generale, il Como dichiara il fallimento dopo un'azione giudiziaria mossa dall'ex presidente Enzo Angiuoni verso i soci del Como che non lo avevano sollevato da una garanzia fidejussoria sul centro di Orsenigo.