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Uccide moglie e figli, la collega di cui si era invaghito: "L'ho sempre respinto"

Motta Visconti, secondo quanto dichiarato durante la confessione, Carlo Lissi avrebbe sterminato la famiglia perché si sentiva in gabbia, dopo essersi innamorato di una collega di lavoro

- Si è trovata catapultata in questa vicenda senza aver fatto nulla, solo per essere stata l'oggetto passivo del morboso desiderio di un uomo poi travolto dalla follia. E' la donna di cui si era invaghito pazzamente Carlo Lissi, l'uomo fermato nella notte di domenica dai carabinieri con l'accusa di aver ucciso la moglie e i suoi due figli piccoli a Motta Visconti (Milano), e ora in carcere a Pavia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

    Un corteggiamento insistente - Di lei, che ovviamente non è indagata, si sa solo che ha 24 anni e che da alcuni mesi era stata assunta alla Wolters Kluwer, la multinazionale di Assago (Milano) dove lavorava l'uomo, che si occupa di sviluppo e consulenza informatica. "Era pazzo di me - ha detto agli investigatori dell'Arma - ma che potevo fare?".

    "L'ho sempre respinto, convivo da pochi mesi con il mio fidanzato" - Lissi la riempiva di complimenti, e "tutti i giorni" le stava incollato, secondo i molti testimoni, loro colleghi, ai quali l'uomo, pur sposato, non nascondeva la sua passione per la nuova arrivata. Negli ultimi tempi era diventato più pressante: niente di aggressivo, ma si era dichiarato apertamente ricevendo sempre dinieghi. Lei a un certo punto gli avrebbe detto - hanno raccontato i carabinieri - di "non pensarci nemmeno a mettersi con lui" facendo probabilmente intendere che non ne voleva sapere di un uomo sposato. E soprattutto che lei era fidanzata ed era appena andata a convivere con il suo ragazzo, in una casa nuova.

    "Mi diceva di essere in crisi con la moglie" - Secondo quanto riportato dal quotidiano "La Repubblica", la 24enne ha raccontato agli inquirenti come fra lei e Lissi ci fosse "una reciproca simpatia, ma non ho mai avuto rapporti intimi con lui. Capita di sentirci sulla mail di lavoro, ma non ho nemmeno il suo numero di cellulare". Ci sarebbero state però delle confidenze: Lissi avrebbe infatti raccontato alla ragazza di "essersi fidanzato molto giovane, di avere avuto due figli e  e che la situazione adesso gli andava stretta perché pensava di non aver sposato la donna giusta".

    Lissi in isolamento, un uomo di ghiaccio - Carlo Lissi ha trascorso le sue prime 24 ore in carcere, in isolamento e senza tradire emozioni particolari. Lunedì mattina, dopo il lungo e pressante interrogatorio a cui è stato sottoposto, alla fine del quale ha confessato il triplice omicidio, è stato trasferito in carcere a Pavia, dove è sotto costante monitoraggio. Secondo quanto riferito non avrebbe tenuto comportamenti anomali anzi, non avrebbe smentito l'impressione da "uomo di ghiaccio".

    Quando è stato lungamente sentito, infatti, nelle ore prima di essere indagato, e si pensava fosse solo un uomo al centro di un'immane tragedia, aveva già mostrato un'anomala freddezza. "Mentre il padre, il nonno dei bambini uccisi, si è sentito male per il dolore ed è stato portato via in ambulanza - racconta un investigatore - lui prima si è fatto portare una pizza perché aveva fame e poi è andato a casa a dormire.

    E quando è stato richiamato in caserma, dopo aver riposato per diverse ore, ed è passato da persona informata dei fatti a indagato, si è lasciato andare solo in due momenti: quando i carabinieri gli hanno contestato la sua passione per una collega, mettendolo con le spalle al muro, e quando, durante la confessione, ha ripercorso gli attimi e le modalità con cui ha sgozzato i due figli di 5 anni e di 20 mesi. "Qualche lacrima, non certo un pianto disperato, e nessun'altra reazione emotiva".

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