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Vanessa e Greta a casa: "Grazie a tutti"
Le ragazze chiedono scusa all'Italia

Le due cooperanti: "Mai più in Siria" e spiegano ai magistrati di aver chiesto ai loro sequestratori il perché del rapimento: "Soldi", hanno risposto

- Poche ma sentite parole di ringraziamento e di scuse. "Ci scusiamo con voi famiglie e con tutta l'Italia. Non torneremo mai più in Siria". Così a La Repubblica Vanessa Marzullo e Greta Ramelli, le due volontarie rapite nel Paese mediorientale e rilasciate dopo lunghe trattative, al loro arrivo a Roma. Le due ragazze sono state ascoltate dai magistrati ai quali hanno confermato che sono state rapite per soldi.

    Il ritorno a casa di Vanessa- Vanessa è arrivata nel suo paese, a Verdello in provincia di Bergamo, a bordo di un'automobile ed è subito entrata nella sua casa protetta dai familiari. Ai giornalisti che l'aspettavano ha detto di essere contenta di essere ritornata e, visibilmente affaticata, affacciandosi alla porta, ha ringraziato tutti.

    "Grazie a chi ha pregato e a chi ha lavorato per noi" - Ha detto: "Ringraziamo tutti quelli che hanno lavorato per il nostro rilascio e tutte le persone che hanno pregato con noi".

    Il papà: "Vanessa non ha nulla di cui scusarsi" - Salvatore Marzullo, il padre di Vanessa, ha dichiarato che sua figlia "non ci ha chiesto scusa, perché non c'era nulla per cui chiedere scusa". E ha poi aggiunto: "Nonostante la stanchezza l'ho trovata bene. Ha fatto una cosa pericolosa, ma non sbagliata. Adesso vogliamo qualche giorno di serenità".

    Anche Greta Ramelli a casa - E' arrivata nella sua casa a Gavirate, in provincia di Varese, Greta Ramelli, la volontaria rapita in Siria e liberata giovedì scorso. La ragazza è giunta in auto insieme ai genitori, Antonella e Alessandro, e al fratello Matteo. "Non tornerò in Siria, la situazione è molta peggiorata, ma bisogna continuare ad aiutare - ha detto -. Chiedo scusa a tutti, non volevo provocare dolore. Sono felice di essere a casa".

    Due paesi in festa -Le polemiche sul presunto pagamento del riscatto non hanno toccato le due comunità di origine delle ragazze. "Nessuna polemica, solo gioia", hanno spiegato a Gavirate, nel Varesotto e a Brembate, nel Bergamasco. Per dirla con il parroco di Brembate, Cesare Passera, "questo è solo il momento dell'abbraccio. Meglio un giovane generoso che rischia, anche se con ingenuità - ha aggiunto -, di uno indifferente, o peggio, individualista". Con il sindaco, Mario Doneda, ha realizzato due striscioni che ora campeggiano agli ingressi del paese con scritto semplicemente "Vanessa e Greta bentornate".

    Il racconto delle ragazze: "Abbiamo sbagliato" - "Eravamo andate in Siria per aiutare i bambini, abbiamo sbagliato a organizzare il viaggio in quel modo", hanno ammesso Greta e Vanessa, circondate dai genitori e dai parenti.

    "Rapite per soldi" - "Sono stati 5 mesi difficili, ma non abbiamo mai subito abusi o violenze - hanno detto -. Siamo state tenute in più prigioni, i carcerieri avevano sempre il volto coperto".

    Agli inquirenti che indagano sul loro sequestro, come di prassi, hanno raccontato che sono state tenute in varie prigioni nella zona a nord della Siria. "I carcerieri erano sempre a volto coperto. Qualche volta c'erano anche donne. Siamo sempre state insieme". Greta e Vanessa hanno confermato di aver subito un trattamento duro, ma tollerabile. Non conoscono la sorte di padre Paolo Dall'Oglio, sequestrato in Siria nel 2013.

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