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Ad Amatrice celebrati i funerali di 37 vittime | Il vescovo di Rieti: "Sisma non uccide, opere dellʼuomo sì"

Un lungo applauso ha salutato la lettura dei nomi dei 242 morti nel paese durante la celebrazione. Monsignor Pompili: "La ricostruzione non devʼessere una querelle politica"

Sono iniziati dalla lettura dei nomi di 242 vittime i funerali di Stato ad Amatrice. Per terminare l'elenco ci sono voluti quasi otto minuti, al termine dei quali la folla presente ha tributato un lungo applauso. "Il terremoto non uccide. Uccidono le opere dell'uomo", ha affermato il vescovo di Rieti, monsignor Pompili. Il sindaco: "Sono morti per la nostra terra, noi resteremo qua". Presente anche un sacerdote inviato dal Papa. Le esequie si sono svolte sotto la pioggia.

Terremoto, i funerali delle vittime di Amatrice

"Dio non può essere utilizzato come il capro espiatorio - ha detto il vescovo -. Al contrario, si invita a guardare in quell'unica direzione come possibile salvezza. In realtà, la domanda 'Dov'è Dio?' non va posta dopo, ma va posta prima e comunque sempre per interpretare la vita e la morte". Come pure, ha proseguito, "va evitato di accontentarsi di risposte patetiche e al limite della superstizione. Come quando si invoca il destino, la sfortuna, la coincidenza impressionante delle circostanze".

"A dire il vero: il terremoto ha altrove la sua genesi. I terremoti esistono da quando esiste la Terra e l'uomo non era neppure un agglomerato di cellule", ha aggiunto ancora mons. Pompili. "I paesaggi che vediamo e che ci stupiscono per la loro bellezza sono dovuti alla sequenza dei terremoti. Le montagne si sono originate da questi eventi e racchiudono in loro l'elemento essenziale per la vita dell'uomo: l'acqua dolce. Senza terremoti non esisterebbero dunque le montagne e forse neppure l'uomo e le altre forme di vita", ha ribadito.

Poi il monito a chi si dovrà occupare di ricostruzione. Non dovrà essere "una 'querelle politica' o una forma di sciacallaggio di varia natura, ma bisognerà far rivivere una bellezza di cui siamo custodi", ha sottolineato il vescovo di Rieti. "Non basteranno giorni, ci vorranno anni. Sopra a tutto è richiesta una qualità di cui Gesù si fa interprete: la mitezza", ha affermato ancora. "Che è una 'forza' distante sia dalla muscolare ingenuità di chi promette tutto all'istante, sia dall'inerzia rassegnata di chi già si volge altrove".

"Come si ricava da un messaggio in forma poetica che mi è giunto oltre alle preghiere: 'Di Geremia, il profeta, rimbomba la voce: 'Rachele piange i suoi figli e rifiuta di essere consolata, perché non sono più'. Non ti abbandoneremo uomo dell'Appennino: l'ombra della tua casa tornerà a giocare sulla natia terra. Dell'alba ancor ti stupirà", ha concluso.

Al termine delle esequie il sindaco, Sergio Pirozzi, ha detto tra gli applausi che "questa gente è morta perché amava questa terra, e noi vogliamo restare qui". Il primo cittadino ha quindi chiesto che "l'Italia sia una grande nazione anche nella ricostruzione. Come ci insegna la religione cristiana dopo la morte c'è la resurrezione, e noi siamo pronti a fare la nostra parte. Qui c'è un grane Paese, la protezione civile, i vigili del fuoco, i volontari, gli stessi cittadini che hanno soccorso le vittime e aiutato i sopravvissuti: questa è la parte buona dell'Italia, l'Italia che è qui, è presente".

"Il paese lo ricostruiamo, pezzo per pezzo, ma lo ricostruiamo", ha detto invece Matteo Renzi confortando i familiari delle vittime. "I soldi che servono per la ricostruzione ci sono, c'è la solidarietà di tante persone, ora non bisogna perdere tempo. L'importante è che ci sia la comunità forte", ha aggiunto. "Non abbiate timore, non vi abbandoniamo. Siamo con voi, coraggio", ha poi ribadito Sergio Mattarella.

Alla cerimonia hanno partecipato anche il sindaco di Roma Virginia Raggi, l'imam di Firenze, il presidente dell'Ucoi e il vescovo ortodosso. I feretri dovevano essere 37, ma a causa dell'ondata di maltempo nella zona non si è riusciti a trasportare le altre 9 salme al sito dove si sono svolti i funerali. Le nove bare sono state portate al cimitero.

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