NELLA BASILICA DI SAN PIETRO

Papa: questa mondanità ha preso in ostaggio il Natale, liberiamolo

Le parole di Francesco risuonano nella Basilica di San Pietro. Per la nascita di Gesù Bambino Bergoglio ha espresso un pensiero a tutti i bambini che soffrono: migranti, affamati e vittime di guerra

25 Dic 2016 - 09:38

"Questa mondanità ci ha preso in ostaggio il Natale, deve essere liberato". Così il Papa nella Basilica di San Pietro. "Il Bambino che nasce ci chiama a lasciare le illusioni dell'effimero per andare all'essenziale, ad abbandonare l'insoddisfazione e la tristezza per qualche cosa che sempre ci mancherà", ha continuato. "Ci farà bene lasciare queste cose per ritrovare nella semplicità di Dio-bambino la pace, il senso della vita", ha aggiunto il Papa.

"Lasciamoci interpellare dai bambini migranti e vittime di guerra" - "Lasciamoci interpellare dal Bambino nella mangiatoia, ma lasciamoci interpellare anche dai bambini che, oggi, non sono adagiati in una culla e accarezzati dall'affetto di una madre e di un padre, ma giacciono nelle squallide mangiatoie di dignità: nel rifugio sotterraneo per scampare ai bombardamenti, sul marciapiede di una grande città, sul fondo di un barcone sovraccarico di migranti". Risuonano come dardi le parole del Pontefice a San Pietro per la messa del Natale.

Un pensiero va anche ai bambini che soffrono la fame o che sono costretti a fare la guerra: "Lasciamoci interpellare dai bambini che non vengono lasciati nascere, da quelli che piangono perché nessuno sazia la loro fame, da quelli che non tengono in mano giocattoli, ma armi".

"Dio non viene a comandare ma a nutrire e servire" - "Ma il Natale ha soprattutto un sapore di speranza perché, nonostante le nostre tenebre, la luce di Dio risplende. La sua luce gentile non fa paura; Dio, innamorato di noi, ci attira con la sua tenerezza, nascendo povero e fragile in mezzo a noi, come uno di noi. Nasce a Betlemme, che significa 'casa del pane'. Sembra così volerci dire che nasce come pane per noi; viene alla vita per darci la sua vita; viene nel nostro mondo per portarci il suo amore. Non viene a divorare e a comandare, ma a nutrire e servire. Così c'è un filo diretto che collega la mangiatoia e la croce, dove Gesù sarà pane spezzato: è il filo diretto dell'amore che si dona e ci salva, che dà luce alla nostra vita, pace ai nostri cuori".

"Gesù è nato in una stalla non nei palazzi" - "Con questo segno - ha poi aggiunto Francesco - il Vangelo ci svela un paradosso: parla dell'imperatore, del governatore, dei grandi di quel tempo, ma Dio non si fa presente lì; non appare nella sala nobile di un palazzo regale, ma nella povertà di una stalla; non nei fasti dell'apparenza, ma nella semplicità della vita; non nel potere, ma in una piccolezza che sorprende. E per incontrarlo bisogna andare lì, dove Egli sta: occorre chinarsi, abbassarsi, farsi piccoli".

"Il mistero del Natale, che è luce e gioia, interpella e scuote, perché è nello stesso tempo un mistero di speranza e di tristezza. Porta con sé un sapore di tristezza, in quanto l'amore non è accolto, la vita viene scartata. Così accadde a Giuseppe e Maria, che trovarono le porte chiuse e posero Gesù in una mangiatoia, "perché per loro non c'era posto nell'alloggio". Gesù nacque rifiutato da alcuni e nell'indifferenza dei più. Anche oggi ci può essere la stessa indifferenza, quando Natale diventa una festa dove i protagonisti siamo noi, anziché Lui; quando le luci del commercio gettano nell'ombra la luce di Dio; quando ci affanniamo per i regali e restiamo insensibili a chi è emarginato".

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