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Incidente Jesolo, fa foto sorridente davanti allʼepigrafe di uno dei ragazzi morti: "Troppe minacce, lascio il paese"

"Non ho più vita. Ho già mandato via moglie e figlio perché temo per la mia e la loro incolumità. Ho ricevuto minacce social da tutta Italia. Ora cosa faccio? Ho la vita rovinata", ha aggiunto

Una foto in cui si mostra sorridente davanti all'epigrafe di Giovanni Mattiuzzo, uno dei quattro giovani di 22 anni morti nell'incidente stradale avvenuto a Jesolo. Il gesto di un uomo di 33 anni, padre di famiglia e titolare di un'attività, ha attirato l'indignazione generale, tant'è che il "protagonista" del post è stato vittima di un pestaggio e ora è "costretto" a lasciare il paese in cui vive. "Troppe minacce, lascio il paese e chiuderò il bar", ha detto al Gazzettino.

"Non ho più vita. Ho già mandato via mia moglie e mio figlio perché temo per la mia e la loro incolumità. Ho ricevuto minacce social da tutta Italia. Ora cosa faccio? Ho la vita rovinata", ha aggiunto l'uomo, che presto abbasserà la serranda della sua attività e farà le valigie per via di quella foto. 

"La foto l'ha scattata e postata su Facebook un mio amico - racconta il 33enne - e il giorno dopo molte persone mi hanno telefonato segnalandomi che nello scatto c'era uno dei ragazzi vittima dell'incidente. Mi sono accorto della figuraccia. A quel punto ho contattato l'autore, fatto rimuovere tutto e pubblicato le nostre scuse, ammettendo l'errore: il tutto mercoledì 17 luglio verso le 11.30 subito dopo essermi accorto di chi era l'epigrafe nel tabellone". 

Il post, però, è poi diventato virale. "Qualcuno lo ha salvato sul telefono, lo ha ricondiviso a distanza di due giorni ed è venuto fuori il caos. Certo, mi assumo le mie responsabilità, so di aver sbagliato. Ma non è colpa mia se qualcuno ha voluto riaccendere quanto si era spento", ha detto l'uomo. Se si fosse fermata lì avrei ancora l'attività e una vita normale perché avevo fatto rimuovere tutto in modo tempestivo. Forse avrei anche avuto modo di conoscere le famiglie sfortunate, magari chiedere scusa di persona, ma ora non posso più fare niente perché devo andarmene".

"Si può pensare che la gente torni nel locale dopo che in rete mi è stato detto che merito di essere ammazzato di botte o bruciato con l'acido in piazza? - ha poi detto l'uomo spiegando la decisione di chiudere l'attività - Anche coloro che mi hanno picchiato mi hanno minacciato in modo pesante". Per l'aggressione, il barista si è rivolto a due legali. 

La foto - "Era stata scattata per far capire che ero stanco "morto" dopo 14 ore di lavoro. Non ci ho fatto caso, non ho guardato l'immagine alle mie spalle. Non conoscevo nessuno di quei ragazzi e non seguo la cronaca", ha concluso giustificando così il suo gesto.

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