Il boss Nitto Santapaola morto nel carcere di Opera a Milano
È ritenuto il mandante dell'attentato di Capaci del 1992, in cui fu ucciso il magistrato Giovanni Falcone
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Nitto Santapaola è morto in carcere. Il boss di Cosa Nostra, 87 anni, era detenuto al regime del 41bis, il carcere duro. La procura di Milano ha disposto l'autopsia. Benedetto "Nitto" Santapaola è ritenuto il mandante di stragi e omicidi, incluso l'attentato di Capaci del maggio 1992 in cui morirono Giovanni Falcone, la moglie e gli agenti della scorta. L'arresto un anno più tardi, dopo una lunga latitanza.
Lo storico capo di Cosa Nostra ha contribuito a estendere il potere dell'organizzazione mafiosa nel controllo degli appalti pubblici, delle estorsioni del traffico di sostanze stupefacenti. Il "cacciatore", come era chiamato per via della sua passione per l'attività venatoria, già negli anni Settanta era diventato un vero e proprio imprenditore del malaffare, inaugurando concessionarie di auto con questore, prefetto, arcivescovo e amministratori pubblici e aiutato da un'altra cosca alleata anche per legami di parentela, la famiglia Ercolano.
La sua cosca è stata protagonista di violente e sanguinose faide mafiose, come quelle contrapposte negli anni '80 al boss rivale Alfio Ferlito e all'inizio degli anni '90 ai clan dei Cursoti, Cappello e Pillera: quest'ultima provocò oltre 220 omicidi in due anni a Catania e provincia. Nella guerra di mafia, Santapaola era appoggiato dal clan del Malpassotu, il boss Giuseppe Pulvirenti, che dopo la cattura si pentì e accusò Santapaola di diversi omicidi. Il boss di Cosa Nostra è stato alleato dei Corleonesi, sostenendoli nella strategia degli attentati, ma si è rifiutato di commettere omicidi eccellenti a Catania per evitare l'interesse dello Stato nella sua area di influenza criminale. Questo atteggiamento portò Totò Riina a fare uomo d'onore Santo Mazzei, sostenuto anche dai Lo Piccolo, per contrapporlo alla leadership criminale di Nitto: ma fu inutile.
Santapaola è stato condannato a più ergastoli, tra cui quelli per l'omicidio del giornalista Giuseppe Fava nel 1984 e quelli per le stragi del 1992 a Capaci e in Via D'Amelio, nonché per la morte dell'ispettore di polizia Giovanni Lizzio a Catania. Dopo una vita trascorsa da latitante, è stato arrestato il 18 maggio del 1993 nelle campagne del Calatino, in compagnia di sua moglie, Carmela Minniti, uccisa a casa sua il 1 settembre del 1995 a colpi di pistola dal pentito Giuseppe Ferone. L'ex affiliato al clan Ferlito-Pillera, come spiegò poi lui stesso, agì per vendetta: voleva fare provare al capomafia lo stesso dolore che lui aveva provato con la morte di suo padre e suo figlio, assassinati senza che il capomafia avesse fermato i sicari.
Detenuto sempre in regime di 41 bis nel carcere milanese di Opera, Santapaola è stato accusato di avere continuato a gestire il clan da detenuto e per questo sono state più volte rigettate le richieste di concessione degli arresti domiciliari o la detenzione in una struttura medica per le sue condizioni di salute. Il boss da molti anni soffriva di una grave forma di diabete. Negli ultimi giorni le sue condizioni di salute sarebbero aggravate, tanto da richiedere un trasferimento in ospedale.
