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I ragazzi che "giocano" con i treni

I ragazzi che "giocano" con i treni

Le cronache quotidiane hanno confermato che la meglio gioventù ha da tempo abbandonato il Monopoli, le Barbie e i trenini elettrici per dedicarsi a passioni sempre più azzardate e rischiose. Ci sono azzardi che circolano in rete e fanno nuovi proseliti, come gli spinelli, i selfie delle parti intime, le esperienze sessuali precoci e senza protezione, gli episodi di bullismo e di stalking, la derisione dei più deboli, le aggressioni omofobiche, gli atti di violenza: ricordo il caso recente di un ragazzo legato con una catena al collo, portato a spasso come un cane e poi appeso a un ponte come trofeo. C’è molta apprensione rispetto ad una escalation di violenza e autolesionismo che porta dritti alla distruzione della vita.

Forse siamo all’inizio di un “gioco nuovo” che sarà di breve durata, non serve drammatizzare o enfatizzare: chi non comprende il rischio cade facilmente nella trappola del “se ne parla, lo faccio anche io”.

Ci sono giovanissimi che si cimentano nel brivido del competere a chi sopravvive alla sfida con i treni: c’è stato chi è rimasto fulminato per un selfie sul tetto della locomotiva, chi si è steso sui binari, stretto stretto al centro di essi, il più appiattito possibile, per correre il calcolato rischio di vedere passare sopra di sé i vagoni e alzarsi poi indenne, chi si è cimentato nella gara da brivido di attraversare la ferrovia all’ultimo istante possibile prima del passaggio di un treno lanciato ad altissima velocità.

E’ accaduto in questi giorni a Parabiago, nell’hinterland milanese: un ragazzo è morto investito da un treno, pareva che con un gruppo di amici si fosse cimentato nella roulette russa del “saltare fuori” dai binari all’ultimo minuto. Si deve allora discuterne, di queste cose o non parlarne affatto per non innescare pericolosi effetti di circolazione e di curiosità morbosa? Che cosa devono fare la famiglia e la scuola di fronte a pericoli e comportamenti sempre più parossistici e sofisticati nell’essere la rappresentazione immaginifica del male e il gusto del proibito? Si deve dialogare con i ragazzi su queste cose, educare ad un uso misurato delle tecnologie, al rispetto delle regole, al valore della vita e della dignità umana.

Forse la disperazione e il senso di vuoto della vita sono emozioni che si provano prima di quanto accadesse tempo fa. Forse alcuni ragazzi hanno compreso che ci sono giochi che comportano prove sempre più rischiose e fanno di questi – non degli affetti, non dell’amicizia, non della famiglia, non della scuola – il centro dei loro interessi, spavaldi al punto di ostentare tracotanza ed emulazione, competizione e rischio, con la certezza di uscirne vincenti. Dobbiamo spiegare che questa concezione di sé e della vita fa parte di una gigantesca, colossale truffa di cui sono vittime predestinate, tanto è profondo, imperscrutabile, indefinibile, inesplorabile il buco nero che li inghiotte ogni volta che con il proprio smartphone “varcano la soglia” di un ignoto senza meta e troppo spesso senza ritorno.

di Francesco Provinciali

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