IL CASO

Genova, credeva di essere stata operata al cuore ma non era così: pensionata risarcita 50 anni dopo

La donna, oggi 72enne, ha vissuto con gravi limitazioni fisiche legate a quell' "intervento", perdendo anche il lavoro. A Rapallo la scoperta nel 2019: le fu aperto e richiuso il torace senza alcuna operazione

10 Gen 2026 - 09:29
 © Ansa

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E' arrivata a sentenza una vicenda drammatica: la gestione liquidatoria dell’Asl di Genova (erede della vecchia azienda sanitaria) è stata condannata a risarcire una donna di 72 anni con una cifra che sfiora i due milioni di euro. La donna, per oltre mezzo secolo, ha creduto di essere stata operata con successo al cuore nel 1971, quando aveva appena 17 anni. Invece le cose andarono molto diversamente.

Secondo quanto ricostruito nella sentenza del giudice Pasquale Grasso, la ragazza venne ricoverata all’epoca all’ospedale San Martino per correggere un difetto cardiaco congenito. La cartella clinica attestava l’esecuzione dell’intervento e la completa guarigione. In realtà, come emerso con chiarezza dopo decenni, quell’operazione non fu mai eseguita: i medici si limitarono a una toracotomia (apertura e chiusura del torace), lasciando solo la cicatrice esterna sul petto, senza incidere l’atrio destro né intervenire sul cuore. La perizia medico-legale disposta dal tribunale ha confermato in modo inequivocabile.

Il secondo intervento

  La scoperta è avvenuta solo nel 2019, quando la donna - che nel frattempo aveva vissuto con gravi limitazioni fisiche, palpitazioni, crisi, terapie sbagliate e la perdita del lavoro per aver “esaurito” i giorni di malattia concessi a una persona considerata “teoricamente sana” - è stata colpita da due ictus ed è stata sottoposta a un nuovo intervento cardiochirurgico a Rapallo. È stato proprio in sala operatoria che i medici si sono resi conto dell’anomalia: nel torace non c’era alcuna traccia di un precedente intervento sul cuore, a dispetto di quanto riportato nella documentazione del 1971.

Assistita dall’avvocato Riccardo Bernardini, la famiglia ha portato la vicenda in tribunale vincendo la causa. Il giudice ha sottolineato che già nel 1971 l’ospedale San Martino disponeva delle competenze necessarie per eseguire con successo un intervento di quel tipo, "come in tutto il mondo occidentale e con ragionevole certezza nel Nord Italia". La mancata operazione ha condannato la donna a una vita da invalida, aggravata negli ultimi anni dalle conseguenze degli ictus.

La direzione attuale del policlinico San Martino ha precisato di essere estranea ai fatti, trattandosi di eventi avvenuti oltre 50 anni fa e di responsabilità riconducibili alla gestione sanitaria dell’epoca (sciolta nel 1995). Sarà quindi la gestione liquidatoria a dover pagare o valutare un eventuale ricorso.