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Ad un mese dalla chiusura delle nuove indagini sul delitto di Garlasco, l'ex generale dei Ris Gianpietro Lago rompe il silenzio. In un'intervista esclusiva a "Quarto Grado" difende l'operato del nucleo investigazioni scientifiche dei Carabinieri su possibili errori compiuti durante le analisi effettuate dopo l'omicidio di Chiara Poggi. "Fossi stato a capo del Ris non avrei comunicato gli esiti negativi", spiega.
L'intervista a Lago parte dai motivi che lo hanno spinto a parlare solo ora: "Perché conosco quelle persone e anche bene. Sono stato al loro fianco per moltissimi anni. Ho comandato il Ris per 15 anni e so quanto sono corretti, leali, competenti. Poi gli errori possono accadere, e tutti quelli che leggo non è mica detto che siano errori. Un conto sono gli errori, di cui peraltro ci si rende conto e di cui si pagano i prezzi, un conto poi sarebbe la malafede".
Alla domanda sui motivi che al tempo lo spinsero a non consegnare dati grezzi alla difesa di Alberto Stasi spiega che rifarebbe la scelta. "Ho applicato le norme in maniera rigorosa, con linearità e trasparenza. Mi sono assunto la responsabilità di questa scelta. Se qualcuno avesse ritenuto che io non sono stato conforme alle regole e non avessi rispettato criteri di correttezza, avrebbe avuto tutto il titolo di contestare, di impugnare questi atti, cosa che non mi risulta sia stata fatta".
All'inviato della trasmissione di Rete 4 Gianpietro Lago spiega cosa secondo lui possa essere successo sulle corse positive e negative. "Il fatto che quando si affronta un'analisi di un laboratorio di genetica forense si effettuino diversi tentativi analitici, ai miei occhi non è assolutamente sorprendente, è una cosa del tutto normale che accade nei laboratori ed è sempre accaduta. Si cerca di tarare l'analisi per avere il miglior risultato possibile".
Alla domanda se da capo del Ris avrebbe mai comunicato tali esiti negativi, risponde: "Credo proprio di no. Da un punto di vista metodologico, se le cose sono andate come questa mia ricostruzione, a mio avviso non ci sarebbero stati motivi per trasmetterlo e avrei fatto quello che si fa sempre. Non è stata una scelta strana".
Un passaggio dell'intervista è infine dedicato ad un possibile scambio tra le provette del cucchiaino e dei pedali. "Un errore è possibile sempre, ma questo vale per chiunque in qualsiasi occasione. Una persona che afferma che non è possibile un errore dice qualcosa che non sta in terra. Un conto è possibile, un conto è probabile. Conoscendo le procedure che vengono applicate al Ris e lo scrupolo delle persone che ci lavorano, io lo escludo".
E aggiunge: "Quello di cui sono certo è che queste persone sono sempre state leali e intellettualmente oneste e sono. Erano e sono disponibili a emendare proprio loro e pagare i prezzi se sono da pagare. Quello che è francamente disdicevole è una gratuita messa in discussione proprio di questo profilo personale di lealtà".
