In provincia di Como

Quattro anni per giudicare un furto di fieno, caso finalmente chiuso in Cassazione

Il reato è stato confermato ma non se ne è riconosciuta la punibilità a causa della tenuità del fatto

06 Lug 2026 - 10:24
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 © Ansa

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Un contenzioso durato quattro anni si conclude con un sostanziale nulla di fatto. Come raccontato da Il Giorno, la "guerra del fieno e dell’erba tagliata sottratta senza autorizzazione" è terminata in Cassazione con una decisione quantomeno salomonica: si è infatti deciso di dare torto all’imputato, riconoscendogli tuttavia la non punibilità per la “tenuità” di ciò di cui viene accusato. 

Una storia di erba e fieno

 Tutto era iniziato quasi un lustro fa quando un coltivatore sessantottenne di Tremezzina, in provincia di Como, aveva continuato a tagliare l’erba per il fieno destinato ai suoi animali su un terreno la cui proprietaria era intanto deceduta. Fino alla morte della donna non c'erano stati problemi ma, quando l'appezzamento era stato ereditato dalla figlia, le cose erano cambiate: la donna aveva infatti espressamente vietato all'uomo di accedere al fondo.

Un divieto che era stato tuttavia ignorato dal coltivatore che, a maggio 2022, aveva proceduto a sfalciare il campo asportando il fieno. Accortasi, la proprietaria del campo aveva proceduto a svariate diffide. Atti pratici che tuttavia, stando anche ai testimoni, non avevano scoraggiato il sessantottenne dal preservare nel suo comportamento.

Il caso arriva ai giudici

 Alla fine era arrivata la denuncia a Como per furto aggravato dall’esposizione alla pubblica fede. Reato per cui l’uomo era stato quindi condannato, a novembre 2024, a quattro mesi di reclusione, con pena sospesa. Mesi confermati in Appello a Milano a gennaio di quest’anno. La difesa aveva provato a puntare senza fortuna sul fatto che il proprio cliente avesse “agito nella convinzione che il fondo e i relativi frutti fossero suoi”, chiedendo quantomeno la riqualificazione del reato in appropriazione indebita. La Suprema Corte aveva tuttavia rigettato le argomentazioni dell'imputato al termine di quattro anni di ricorsi e controricorsi.

La decisione finale

 In una quindicina di pagine si configurava quindi la colpevolezza del coltivatore per il reato a lui ascritto, confermando che si trattava quindi di furto a tutti gli effetti, in quanto  l’imputato non ha mai avuto il possesso di quel campo. Una responsabilità penale confermata dalla Cassazione, che ha però accolto il diritto dell’imputato a vedersi riconosciuta la non punibilità a causa della tenuità del fatto, una fattispecie applicabile qualora la pena sia inferiore ai due anni. Un aspetto che era invece stato ignorato nei precedenti gradi di giudizio e che ha probabilmente fatto trascinare oltre il tempo limite una controversia dalla portata effettivamente abbastanza risibile.

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