Dopo raccolta firme online

Appello della famiglia di Zaki: "Date a Patrick la cittadinanza italiana"

La sorella dello studente egiziano dell'Università di Bologna detenuto al Cairo da quasi un anno: "Siamo confusi su cosa il governo italiano abbia fatto di preciso finora per far rilasciare mio fratello"

05 Feb 2021 - 12:45
Zaki, l'Egitto respinge la richiesta di scarcerazione

Zaki, l'Egitto respinge la richiesta di scarcerazione

La famiglia di Patrick George Zaki, lo studente egiziano dell'Università di Bologna detenuto al Cairo da quasi un anno, ha lanciato un appello perché al giovane venga concessa la cittadinanza italiana. "La raccolta di firme online lanciata per chiederlo - spiega la sorella, Marise - è davvero un'ottima iniziativa ma spero non resti solo una petizione. La famiglia si unisce a questo appello" rivolto anche "al nuovo governo".

"Purtroppo siamo confusi su cosa il governo italiano abbia fatto di preciso finora per rilasciare Patrick - afferma ancora -. Annunciano pubblicamente che ci sono 'azioni riservate' ma Patrick è in carcere ormai da un anno. Sappiamo che il governo italiano è uno storico alleato dell'Egitto e siamo certi che possano ottenere la sua libertà. Solo non capiamo perché è ancora in prigione nonostante un impegno pubblico sul caso".

Tutti, sottolinea Marise, anche le grandi imprese italiane che hanno attività commerciali in Egitto "da cui finora non abbiamo visto azioni significative", "devono fare la loro parte per liberare una persona innocente in prigione". "Siamo riconoscenti per tutto il lavoro che Amnesty International e le varie Ong stanno facendo per Patrick - aggiunge la sorella di Zaki - e crediamo che debbano spingere le autorità governative ad agire per rilasciarlo. Mantenere il caso in vita e premere sulle istituzioni internazionali affinché prendano impegni è quello di cui Patrick ha più bisogno".

Anche l'Università di Bologna, aggiunge, "sta lavorando giorno e notte per Patrick e apprezziamo tutti i loro sforzi. Sono un'istituzione accademica e non possono negoziare o pressare uno Stato per il rilascio di un detenuto politico. Nonostante cio' hanno mostrato molto piu' impegno sul caso che ogni altro organo governativo". 

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