L'intervista

Giampaolo Manca, l'ex Doge della Mala del Brenta incontra gli studenti: "Lasciatemi parlare con i ragazzi, racconto il mio disastro come persona"

"Ho parlato con le baby gang di oggi e gli ho riso in faccia. Devono vergognarsi, fanno violenza alle persone anziane"

di Luca Amodio
10 Apr 2026 - 15:28
 © Tgcom24

© Tgcom24

"Era il 1971. Un gruppo di ragazzi – io avevo 17 anni – mi disse che gli avevano commissionato un furto nella chiesa dei Santi Giovanni e Paolo, la seconda più importante di Venezia. Mi dicono: 'Abbiamo pensato a te... Perché non ti nascondi dentro una cassapanca e poi la notte ci apri?'. Lo feci. Rubammo tutto. Poi però, dopo due mesi, mi arrestarono: presi sei anni e mezzo, se ricordo bene. Fu la mia prima condanna. Anche se, già prima, ero un disgraziato: a 13 anni rubai il motoscafo del miliardario Aristotele Onassis". Così, dal suo primo colpo, Giampaolo Manca venne ribattezzato il "Doge". Sarà uno dei volti della Mala del Brenta, la banda criminale guidata da Felice Maniero che ha dominato il Nord-Est Italia tra gli anni '70 e '90. Scontati 36 anni in carcere, oggi Manca incontra gli studenti nelle scuole: "Alle baby gang ho detto che sono dei vigliacchi".

Manca, ma non è un paradosso che un ex criminale faccia lezione a scuola?
"No, non è un paradosso. Affatto. Chi più di me – se lo racconta come monito, come faccio io – può parlare ai ragazzi per dire loro cosa non fare?"

Però lei, nel raccontare la sua vita e alcuni episodi per così dire "spettacolari" come il furto della barca, rischia di innescare l'emulazione nei ragazzi. Una sorta di "effetto Gomorra".
"Sono in parte d'accordo. Però io spiego cosa ha comportato tutto quello che ho fatto, cioè il mio disastro come persona. E poi sono le scuole a contattarmi, voglio sottolinearlo. Io non vado a raccontare quanto sono stato bravo; ho delle colpe immani e vivo nel rimorso tutti i giorni. E allora penso: come posso redimermi? I ragazzi mi danno tanti riscontri. Io i ragazzi li terrorizzo nel raccontare quello che ho fatto: gli dico di studiare, lavorare e sacrificarsi. Parlate con i genitori. Ecco, io sono orgoglioso dell'uomo che sono oggi, non di quello di ieri."

Lei parla di missione, come una sorta di redenzione.
"Sì, e le spiego perché. Accadde una cosa molto grave: ero in carcere e mi dicono che mio fratello gemello aveva il cancro. Mi dispero, torno in cella e mi prometto di cambiare vita, sperando che lui si salvasse. Lui oggi è ancora vivo. E dopo il regalo che Dio mi ha fatto, ho deciso di darmi da fare."

Ha mai incontrato le baby gang di oggi?
"Sì, sì, ci ho parlato e gli ho riso in faccia. "Ma dove volete andare? Dovete vergognarvi, voi fate violenza alle persone anziane", gli ho detto. Sono dei bulli di strada, dei vigliacchi. Gli ho consigliato vivamente di mollare perché il male porta male. Io ho salvato tantissimi ragazzi. E sa perché? Perché parlo da nonno e da zio".

Avrà sentito le ultime notizie di cronaca: il ragazzo che ha accoltellato la prof e quello che voleva mettere una bomba a scuola.
"Bisogna dare un freno, bisogna educare i ragazzi partendo dalla famiglia. E poi andrebbe messo un freno all'uso dei cellulari. Questa è la mia missione."

L'ex maresciallo dei Ros che le ha dato la caccia, Vincenzo Rinaldi, ha detto: "Noi abbiamo trascurato i figli per inseguirlo, ora lui insegna la vita ai nostri nipoti. Il ministro intervenga".
"I brigatisti andavano a parlare nelle università, perché io no? Invito Rinaldi a parlare con me. Confrontiamoci, insieme. Parliamo del presente, non del passato. Oggi tantissimi esponenti delle forze dell'ordine mi apprezzano: oggi abbiamo gli stessi obiettivi."

Ti potrebbe interessare

videovideo