L'inviato delle Iene Luigi Pelazza ci mostra quali sfregi lascia la guerra
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Luoghi dimetnicati, dove la polvere e l’odore acre dei corpi in decomposizione pervade l’aria nel silenzio dei territori distrutti: più che città sono luoghi marchiati dall’Apocalisse. La situazione appare molto delicata ed è meglio tutelarsi e girare armati. Posti di blocco frequenti e la presenza delle telecamere non è gradita. Pochi segni di vita tra gli evidentissimi segni della guerra. L’Isis viene chiamato Daesh termine ritenuto da molti musulmani meno offensivo poiché non contiene la parola “Islamico”. Nei paesi dove l’Isis è stato sconfitto restano solo macerie e mine nascoste e disseminate sul territorio. Qualche famiglia, nonostante le condizioni proibitive, vive ancora in quei posti tra bombe inesplose. Bambini giocano con proiettili vicino ad ordigni ancora armati . Molti i cadaveri non seppelliti, non si possono bruciare perché per la religione islamica è peccato.
Intervistati raccontano di aver abitato quei posti prima della guerra e che sono stati costretti a lasciare le loro case, a fare un lungo viaggio nel Sahara stando lontano un anno e mezzo. Una volta tornati hanno trovato le case depredate e in parte distrutte.I bambini hanno gli incubi e di notte piangono. Le famiglie rimaste a Sirte, quelle che non sono state sgomberate per occuparne le case, sono state sequestrate nelle loro abitazioni dai Daesh con la minaccia di essere uccisi. Vietato usare internet, fumare, cantare o ascoltare musica pena la fustigazione in piazza. La norma erano impiccagioni pubbliche con i corpi lasciati esposti per giorni, prima di essere riconsegnati alle famiglie.