Un anno dopo

Cinzia Pinna, lettera di Ragnedda dal carcere: "Mi sono difeso"

Intanto, la madre dell'uomo, Nicolina Giagheddu, ha presentato denuncia alla Procura di Tempio contro il marito, Mario Ragnedda, e raccontato: "Sono stata picchiata per trent'anni, lui mi dava pugni in testa per banali disguidi, venivo rinchiusa in casa, umiliata, minacciata di morte"

10 Set 2026 - 14:48
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A un anno di distanza dalla morte di Cinzia Pinna, la 33enne di Castelsardo uccisa con tre colpi di pistola la notte tra il 12 e il 13 settembre 2025, Emanuele Ragnedda, l'imprenditore del vino reo confesso del delitto compiuto nella tenuta di famiglia ConcaEntosa, tra Palau e Arzachena, in Gallura, ha scritto una lettera dal carcere. A riportarla è La Nuova Sardegna. Nella missiva, Ragnedda ha ribadito la sua posizione: "Mi sono trovato nella peggiore delle condizioni umane, quella di dovermi difendere da una aggressione violenta, immotivata ed ingestibile. Una reazione imposta dall'istinto di sopravvivenza che ha avuto, purtroppo, un esito tanto tragico quanto involontario".

La lettera

 "Dopo mesi di sofferenza e riflessione, interrompo il silenzio mediatico per invitare al rispetto alla prudenza e al garantismo che questa tragedia merita. Una vicenda che ha travolto e sconvolto le vite di due esseri umani, ognuno dei quali aveva le proprie criticità e le proprie positività, e delle rispettive famiglie e comunità. In questi mesi sono rimasto inerme davanti alla creazione di una narrativa basata su informazioni parziali, sommarie e spesso del tutto false. Una narrativa che ha portato al deterioramento di legami affettivi, familiari e sociali, nella quale fin troppo è stato dato per scontato - ha scritto Ragnedda -. Fino ad oggi ho scelto di accettare tutto questo per rispetto del dolore che questa vicenda ha causato a tutti noi. Adesso sento il dovere di ribadire ciò che ho vissuto".

"Ho affrontato i giorni seguenti in uno stato di incredulità e angoscia finché ho trovato la forza di raccontare tutto alle autorità e affidarmi alla giustizia con tutto me stesso, assumendomi la responsabilità di un gesto disperato compiuto in circostanze ingestibili. Circostanze che solo chi come me ha vissuto può davvero capire. Mi sono reso conto, a posteriori, che quei dodici giorni tra il fatto e la sua confessione hanno aggiunto ulteriore angoscia e dolore ai familiari di Cinzia e di questo oggi chiedo perdono", ha aggiunto. 

"Mi preparo ad affrontare le fasi processuali con totale fiducia negli elementi che aiuteranno a dimostrare che sono stato aggredito, che mi sono difeso e che, purtroppo, questa tragedia si sarebbe potuta e dovuta evitare. La gratitudine di essere ancora vivo è superata dal dolore immenso per quello che è successo. Ogni mio pensiero va a Cinzia, alla sua famiglia e alla mia, con le quali condivido dolore e consapevolezza", ha concluso l'uomo. 

La madre di Ragnedda ha denunciato il marito

 Intanto, la madre di Ragnedda, Nicolina Giagheddu, ha presentato denuncia alla Procura di Tempio contro il marito, Mario Ragnedda, e raccontato a la Repubblica: "Sono stata picchiata per trent'anni, lui mi dava pugni in testa per banali disguidi, venivo rinchiusa in casa, umiliata, minacciata di morte. Da anni vivo nel terrore. Per questo chiedo un'indagine su Mario Ragnedda, altrimenti sarò la prossima Cinzia Pinna". Accuse subito respinte dall'uomo: "Le accuse della signora Giagheddu sono destituite di qualsiasi fondamento e gravemente lesive della propria onorabilità. Pur nella piena consapevolezza della falsità, gravità e ferocia delle accuse - sostengono gli avvocati Gabriele Satta e Luca Montella - il sentimento prevalente in Mario Ragnedda è quello di una profonda e infinita tristezza: la tristezza di un uomo mite che ha dedicato l'intera vita, il proprio lavoro e innumerevoli sacrifici alla propria famiglia, alla moglie e al figlio Emanuele".

La donna, difesa dalle avvocate Angela Corda e Rosalia Deiana, nella denuncia di 21 pagine - alle quali sono stati allegati numerosi video e registrazioni audio - racconta le violenze che avrebbe subito nel corso di trent'anni dal marito, affermando di aver trovato la forza e il coraggio di denunciare proprio dopo quanto accaduto lo scorso anno nella tenuta di famiglia. "Dal 7 ottobre 2025 ho lasciato la casa coniugale, la notizia l'ho tenuta riservata. Da novembre ho rotto ogni rapporto, ma lui continua a perseguitarmi. Lo trovo appostato sotto la mia nuova residenza o davanti ai ristoranti che frequento". La donna, che subito dopo l'arresto del figlio lo ha ripudiato, continua a non voler avere nessun tipo di contatto con Emanuele, rinchiuso nel carcere di Sassari. "Presto venderò ConcaEntosa e risarcirò la famiglia di Cinzia Pinna. So bene che i miei soldi non riporteranno indietro le lancette del tempo ma sento di doverlo fare".

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Infine, alla domanda "Nella denuncia ci sono alcuni passaggi in cui indica la presenza di Mario Ragnedda a Conca Entosa dopo l'omicidio di Cinzia. Lei pensa che il suo ex marito abbia avuto un ruolo nella fine della donna?", Giagheddu ha risposto: "Ho chiesto più volte di essere sentita dalla procura perché secondo me ci sono alcuni episodi e circostanze da approfondire. Mario il giorno dopo la morte di Cinzia era a ConcaEntosa e mi aveva detto che doveva seppellire una gatta randagia. Quelle parole, alla luce di quello che è stato scoperto, sono tornate a tormentarmi e l'ho scritto in denuncia. Il mio sospetto è che ci siano dei complici e che uno di loro sia proprio lui. Voglio tutta la verità sulla morte di Cinzia, glielo devo".

I legali di Mario Ragnedda parlano di una "descrizione fornita e di fatti raccontati frutto di pura invenzione e di una gravissima alterazione della realtà", e replicano descrivendo un quadro opposto a quello raccontato dalla donna. "È la signora Giagheddu ad aver mantenuto negli anni condotte aggressive, minacciose e prevaricatrici anche di fronte a testimoni, rivolte non solo nei confronti del marito ma anche del figlio. Di fronte ad esse la reazione del signor Ragnedda è sempre stata un imbarazzato e doloroso silenzio". Gli avvocati si riservano di querelare per calunnia e diffamazione Nicolina Giagheddu.

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