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Cassazione: "I nati da madre surrogata non possono essere discriminati"

Secondo i giudici, non riconoscere tali figli è un "declassamento delle relazioni genitoriali"

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I figli non possono essere "discriminati" in base alle "modalità di nascita". Per questo la Cassazione ha chiesto alla Consulta di accertare se la legge sulla fecondazione assistita non violi la Costituzione e le norme internazionali a tutela dei minori nei punti in cui si nega il riconoscimento anagrafico ai bimbi delle coppie omosessuali nati da maternità surrogata, pratica sanzionata penalmente in Italia.

Per gli ermellini, infatti, non riconoscere i figli di due padri o di due madri, venuti al mondo da una donna 'estranea' alla coppia con gestazione per conto altrui, è un "declassamento delle relazioni genitoriali". A sollevare la questione è stato il ministero dell'Interno che ha fatto ricorso contro la decisione della Corte di Appello di Venezia che nel luglio 2017 aveva esaminato la sentenza di uno Stato straniero (la British Columbia) di riconoscere come figlio di una coppia omosessuale di italiani un bimbo nato in Canada da maternità surrogata, pratica consentita nel paese di Justin Trudeau dove i due "padri" si erano sposati.

 

Il no del Tribunale di Verona in primo grado In primo grado, invece, il Tribunale di Verona aveva negato la trascrizione dell'atto che sanciva la doppia "paternità"'. Ad avviso della Prima sezione civile della Suprema Corte, in base alle nostre leggi e alle tante Convenzioni che proteggono i diritti dei piu' piccoli, "non si può affermare che lo stato di filiazione sia esclusivamente legato al contributo biologico del genitore al concepimento e alla nascita del figlio".

 

In proposito il verdetto 8325 appena depositato, e relativo all'udienza svoltasi lo scorso cinque dicembre, rileva che sia l'istituto dell'adozione sia la legittimità dell'accesso alle tecniche di procreazione eterologa "smentiscono tale assunto". "Per altro verso - prosegue la sentenza - la possibilità per la donna di partorire anonimamente e di non costituire il legame di filiazione, smentisce un nesso indissolubile tra genitorialità biologica e giuridica". Secondo gli 'ermellini', è ormai superata la pur recente sentenza - aprile 2019 - con la quale le Sezioni Unite della stessa Cassazione avevano stabilito che stante il divieto della legge italiana di consentire la maternità surrogata, non si potevano riconoscere presso gli ufficio anagrafici del nostro Paese come figli di due padri i bambini nati in questo modo all'estero. Questo perché poco dopo è intervenuto il parere della Grande Chambre di Strasburgo che si è espresso contro le discriminazioni dei bimbi 'diversamente' nati.

 

I supremi giudici sono convinti che riconoscere lo status di figli di due padri "non comporta alcun riconoscimento del contratto di maternità surrogata", per quanto non bisogna dimenticare che in Canada è una pratica "solidaristica e senza compenso". E pensano anche che si finisce con il "ledere gravemente" i diritti dei bambini "ad instaurare un rapporto familiare con coloro che si sono liberamente impegnati ad accoglierli assumendone le relative responsabilita' e formando una famiglia che ha pieno riconoscimento nell'ordinamento canadese".

 

"L'appartenenza a una comunità familiare non tollera geometrie variabili in funzione del luogo in cui si trova o andrà a vivere il minore", sottolinea l'atto di invio del fascicolo alla Consulta, aggiungendo che la strada dell'adozione speciale, lasciata come carta di riserva al "padre intenzionale", "è una sorta di declassamento della relazione genitoriale".

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