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Caso Alessandro Neri, spunta la pista dello spaccio di droga

Il corpo del 29enne fu ritrovato l’8 2018 maggio senza vita. Tra i suoi amici Junior Insolia, arrestato dai Carabinieri per detenzione di sostanze stupefacenti

A dieci mesi dalla morte di Alessandro Neri, scomparso da casa il 5 marzo 2018 e trovato senza vita tre giorni dopo, si apre una nuova pista, quella dello spaccio di droga. I Carabinieri di Pescara hanno condotto un'indagine sul traffico di sostanze stupefacenti nel territorio abruzzese, arrestando sei persone. Tra queste, Junior Insolia, 31enne che per gli inquirenti sarebbe stato legato a Neri da un forte rapporto di amicizia. Intercettato, Insolia ha affermato di aver acquistato un'arma con lo stesso Alessandro.

“Qua, la cosa più cara che ho è di Alessandro. È mia e di Ale. Ce la siamo comprata insieme, io ci avrei messo 800 e lui 500. È importante per me. Mi volevo levare tutte le armi, ma questa che è mia e sua, non la leverò mai”. Queste le parole di Junior Insolia, intercettato dai Carabinieri mentre parlava con un suo conoscente l'11 maggio scorso, raccontando di aver comprato una pistola con Neri. Per gli inquirenti, infatti, quell' "Ale", sarebbe proprio la vittima dell'omicidio, ancora senza un colpevole, avvenuto nei pressi di Pescara. Le dichiarazioni di Insolia legano Alessandro Neri al gruppo dedito allo spaccio di droga. Dalle indagini, infatti, è emerso che avrebbe “investito denari nel sostenere e supportare le attività delinquenziali di una parte degli arrestati". Su quest’ultimi non penderebbe, però, nessuna accusa di omicidio.

Le rivelazioni sui contatti di Neri con alcuni personaggi legati al traffico di sostanze stupefacenti sono venute alla luce nel corso di un’operazione dell’Arma, che ha portato a sei arresti per spaccio. L’inchiesta ha interessato le province di Perugia, Chieti e Teramo. A finire in manette: i fratelli Junior e Yardan Insolia, Marco Lapenta, Christian De Sanctis, Giulia Spinelli e Flaviano Spinelli, al vertice del gruppo dedito alla distribuzione di droga. Ad eccezione della donna, ai domiciliari perché in attesa di un bambino, gli altri sono chiusi nel carcere di Pescara. Le accuse sono detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, in particolare hashish e cocaina, estorsione, porto e detenzione di armi e danneggaimento di un’auto. Dodici persone, inoltre, sono finite sotto indagine.

La mamma di Alessandro, Laura Lamaletto, ha commentato su Facebook i risultati dell’indagine: “Ho sempre riposto la mia totale fiducia nel Corpo dei Carabinieri di Pescara, cappeggiato dal oggi Colonnello Massimiliano Di Pietro. Continuo a credere in loro e continuerò a farlo! Confido che la morte di Ale aiuterà a ripulire la città di Pescara”.

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